Tra slogan sulla “sovranità energetica”, mini-reattori e promesse di bollette leggere, il dibattito italiano sul nucleare sembra vivere in un eterno ritorno… ma dietro la retorica dell’indipendenza si nascondono costi, dipendenze esterne e problemi irrisolti che il Paese si porta dietro da quasi quarant’anni.
Premessa necessaria: non sarà un articolo “a favore” o “contro” il nucleare.
Le patatine fritte surgelate sono protagoniste di un nuovo test che mette a confronto qualità, ingredienti e gusto. La sorpresa? Al primo posto non c'è un noto brand, ma un prodotto a marchio del supermercato
Croccanti, pratiche e velocissime da preparare: le patatine fritte surgelate sono uno di quei prodotti che non mancano mai nel freezer di molte famiglie. Negli ultimi anni, complice il successo delle friggitrici ad aria e la diffusione di prodotti pensati per la cottura al forno, sono diventate ancora più popolari.
Si tratta però di un alimento da consumare con moderazione. Pur essendo comode e gustose, le patatine prefritte surgelate restano infatti prodotti ricchi di calorie e grassi e, se consumate frequentemente, non rappresentano certo una scelta ideale nell’ambito di un’alimentazione equilibrata. Inoltre, la cottura ad alte temperature può favorire la formazione di sostanze indesiderate come l’acrilammide, motivo per cui è importante non eccedere né con il consumo né con una cottura troppo intensa.
Ma quali sono le migliori patatine surgelate presenti nei supermercati italiani? A rispondere è un nuovo test comparativo di Altroconsumo che ha preso a campione 14 prodotti tra marche note e private label della grande distribuzione.
Uno studio su Aedes aegypti suggerisce che il DEET possa perdere forza quando le zanzare imparano a riconoscerne l’odore
Indice
Lo spray non cancella il problema
Le zanzare non sono macchinette
Come usarlo senza farsi fregare
Lo spray finisce spesso vicino alle chiavi di casa, agli occhiali da sole, al caricatore del telefono. Lo prendiamo prima di uscire, lo spruzziamo sulle gambe, sulle braccia, magari anche un po’ in aria come se bastasse creare una nuvoletta chimica tra noi e l’estate. Poi arrivano loro. Le zanzare. Minuscole, ostinate, con quella vocazione al disturbo che nessun condominio ha mai saputo eguagliare.
Da decenni il DEETè uno dei principi attivi più usati nei repellenti antizanzare. La sigla sta per N,N-dietil-meta-toluamide, un composto sviluppato negli anni Quaranta e impiegato ancora oggi in spray, lozioni e altri prodotti contro insetti pungitori. Le autorità sanitarie continuano a considerare i repellenti registrati ed usati secondo etichetta uno strumento efficace per ridurre le punture; tra gli ingredienti indicati ci sono DEET, picaridina, IR3535, PMD o olio di eucalipto limone formulato e 2-undecanone. Il punto, però, sta nel modo in cui questi prodotti entrano nella vita reale: sudore, caldo, acqua, pelle scoperta, riapplicazioni dimenticate, concentrazioni ormai basse. Il CDC ricorda che la durata della protezione varia molto e che, quando si ricomincia a essere punti, il prodotto va riapplicato rispettando sempre le istruzioni in etichetta.
Una ricerca del Cnr-Isafom e dell'Università degli Studi di Milano ha messo a punto un protocollo analitico che consente di distinguere le plastiche convenzionali dai materiali compostabili presenti nel compost. La metodologia punta a migliorare il controllo della qualità dei fertilizzanti organici e a ridurre il rischio di contaminazione dei suoli agricoli.
Un gruppo di ricerca composto da studiosi dell’Istituto per i sistemi agricoli e forestali del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Isafom) di Perugia e dell’Università degli Studi di Milano ha sviluppato un nuovo protocollo di analisi per identificare la presenza di plastiche e microplastiche nel compost, distinguendole dai materiali biodegradabili e compostabili.