Quando negli anni Ottanta ne fu tentata l’apertura parziale, il danno fu tale che gli studiosi dovettero assegnare un punteggio di leggibilità pari a zero: qualche lettera isolata affiorava qua e là, ma gli strati sovrapposti rendevano il testo indecifrabile. Oggi, grazie al virtual unwrapping – lo “srotolamento virtuale” - del PHerc. 1667, un rotolo rinvenuto a Ercolano e conservato a Napoli, è stato recuperato quasi un metro e mezzo di testo continuo, distribuito su circa venti colonne di scrittura.
E’ la svolta annunciata alla Biblioteca Nazionale Vittorio Emanuele III di Napoli dai ricercatori della Vesuvius Challenge: leggere i rotoli di Ercolano senza aprirli, grazie alla combinazione di tomografia computerizzata ad altissima risoluzione e intelligenza artificiale. Per quasi duemila anni quei testi sono stati fisicamente intatti ma di fatto inaccessibili. Non più. “Ora possiamo seguire argomenti estesi attraverso più colonne – dice Federica Nicolardi, papirologa dell’Università Federico II di Napoli – è un cambiamento radicale”.









