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Rifiuti

Featured

Umido: cosa buttare, cosa evitare e come AI, robot ed edge computing stanno cambiando il compostaggio

19 Giugno 2026

Dalla cucina agli impianti, ogni errore nella raccolta dell’organico può diventare un costo. Le nuove tecnologie aiutano a intercettarlo, ma la qualità del riciclo comincia ancora dal bidoncino di casa.

rifiuti organici

Indice

  • Il riciclo dell’organico parte dal bidoncino
  • Quando l’errore arriva in impianto
  • Itaca la tecnologia che vede l’errore prima che diventi un guasto
  • Perché l’edge computing conta nel riciclo
  • La macchina aiuta, ma il gesto resta umano

Su un nastro trasportatore, dentro un impianto di compostaggio, l’errore ha spesso una forma banalissima: un pezzo di plastica, una lattina schiacciata, un sacchetto sbagliato. Oggetti piccoli, quasi invisibili quando finiscono tra bucce, fondi di caffè e tovaglioli sporchi, ma molto più ingombranti quando entrano in una filiera industriale fatta di nastri, trituratori, vagli, sensori e controlli di qualità.

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Compost, sviluppato un nuovo metodo per individuare plastiche e microplastiche

09 Giugno 2026

Una ricerca del Cnr-Isafom e dell'Università degli Studi di Milano ha messo a punto un protocollo analitico che consente di distinguere le plastiche convenzionali dai materiali compostabili presenti nel compost. La metodologia punta a migliorare il controllo della qualità dei fertilizzanti organici e a ridurre il rischio di contaminazione dei suoli agricoli.

Compost plastiche microplastiche

Un gruppo di ricerca composto da studiosi dell’Istituto per i sistemi agricoli e forestali del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Isafom) di Perugia e dell’Università degli Studi di Milano ha sviluppato un nuovo protocollo di analisi per identificare la presenza di plastiche e microplastiche nel compost, distinguendole dai materiali biodegradabili e compostabili.

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Questi 3 adolescenti hanno inventato una polvere di tamarindo che rimuove facilmente le microplastiche

27 Maggio 2026

Tre studenti indiani hanno creato una polvere al tamarindo che aggrega le microplastiche nell’acqua e le rende rimovibili con magnete.

A volte la soluzione entra dalla porta meno scenografica: una cucina, un seme scartato, una polvere vegetale che nessuno guarderebbe come materiale da premio internazionale. Invece tre sedicenni indiani, Vivaan Chhawchharia, Ariana Agarwal e Avyana Mehta, hanno costruito proprio da lì il loro progetto contro le microplastiche nell’acqua. Si chiama Plas-Stick e ha appena vinto per l’Asia The Earth Prize 2026, il concorso ambientale internazionale rivolto a studenti tra i 13 e i 19 anni. Il premio prevede 12.500 dollari per il team, da usare per sviluppare e portare avanti l’idea fuori dal laboratorio scolastico.

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Ceneri degli inceneritori nelle costruzioni, l’allarme di Zero Waste Europe

22 Maggio 2026

Un nuovo rapporto avverte che l’utilizzo delle ceneri pesanti prodotte dagli inceneritori potrebbe aumentare con il futuro Circular Economy Act. L’organizzazione chiede regole più rigorose per evitare la dispersione nell’ambiente di metalli pesanti, Pfas, microplastiche e altri contaminanti

Ceneri inceneritori costruzioni

Le ceneri pesanti generate dagli inceneritori potrebbero trovare un impiego crescente nelle infrastrutture e nei materiali da costruzione nell’ambito delle future politiche europee sull’economia circolare. È l’allarme lanciato da Zero Waste Europe nel rapporto “A toxic legacy: Bottom ash in Europe’s circular economy”, pubblicato il 21 maggio 2026.

Secondo l’organizzazione, il futuro Circular Economy Act (Cea) dell’Unione europea rischia di favorire l’utilizzo delle cosiddette incinerator bottom ash (Iba), i residui solidi derivanti dall’incenerimento dei rifiuti urbani, senza introdurre adeguate garanzie ambientali e sanitarie.

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Che fine fanno i vestiti usati? Il reportage che svela il lato tossico della fast fashion (fra acqua avvelenata e polmoni distrutti)

13 Maggio 2026

Che fine fanno davvero i vestiti che donate?

Hanako Montgomery della CNN ha seguito le tracce degli sprechi della fast fashion americana fino in India, dove vengono riciclati e rivenduti

E dietro tutto questo, un costo umano agghiacciante

A Panipat, nel nord dell’India, le montagne di vestiti sembrano non finire mai. Arrivano ogni giorno da Stati Uniti, Regno Unito, Giappone e da molti altri Paesi: abiti usati, spesso ancora in buone condizioni, scaricati da camion stracolmi e accumulati nei capannoni della cosiddetta “capitale tessile” indiana.

È qui che la fast fashion conclude il suo viaggio. E quello che sulla carta dovrebbe rappresentare un esempio virtuoso di economia circolare e riciclo nasconde invece una realtà fatta di polvere tossica, sfruttamento e malattie. Lo racconta in un toccante reportage della corrispondente Hanako Montgomery per la CNN.

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4 motivi per cui il fast fashion non sarà mai sostenibile

01 Aprile 2026

Il fast fashion è sinonimo di abiti a basso costo, prodotti a ritmo vertiginoso. Ma dietro questa apparente convenienza si nasconde un modello industriale profondamente insostenibile, che genera enormi danni ambientali e sociali.

Nonostante le promesse “green” e le etichette che parlano di capi riciclati o eco-friendly, la verità è che nessun marchio di fast fashion può dirsi sostenibile. La logica dell’usa e getta, su cui si basa l’intero settore, è semplicemente incompatibile con qualsiasi forma di rispetto per il pianeta e per le persone.

In questo articolo ti spieghiamo perché il fast fashion non potrà mai essere sostenibile — e cosa possiamo fare, insieme, per cambiare rotta.

Una donna in cima a una pila enorme di vestiti usati in una discarica analizza dei rifiuti tessili

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Non li vedi più, ma ci sono ancora: studio rivela cosa succede davvero ai mozziconi di sigaretta nel suolo

28 Marzo 2026

I mozziconi di sigaretta non scompaiono davvero: si trasformano in microplastiche invisibili che restano nel suolo per anni 

 Ci sono rifiuti che restano lì, evidenti, quasi fastidiosi nella loro presenza. E poi ce ne sono altri che fanno il percorso opposto: spariscono piano, si mimetizzano, si dissolvono quel tanto che basta per farci credere che il problema sia finito. I mozziconi di sigaretta appartengono esattamente a questa seconda categoria.

Li vediamo per strada, sui marciapiedi, vicino ai tombini. Poi arriva la pioggia, passano le auto, cambia la stagione, e a un certo punto non ci sono più. O meglio: non li vediamo più. Perché nel frattempo hanno semplicemente cambiato forma.

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Micorisanamento: come i funghi mangiano petrolio e metalli pesanti ripulendo il suolo

27 Febbraio 2026

Quando pensiamo ai funghi ci vengono in mente prelibatezze culinarie o rischi di avvelenamento. Li vediamo principalmente come cibo o nutrienti. Eppure, la scienza sta scoprendo che possiedono un apparato digerente esterno capace di risolvere uno dei problemi più gravi della nostra epoca: l’inquinamento industriale. Possono riuscirci tramite il cosiddetto micorisanamento.

Micorisanamento: funghi che fuoriescono dal suolo

La bonifica naturale dei terreni attraverso l’azione fungina rappresenta una frontiera che potremmo anche definire rivoluzionaria. Non di rado, i terreni ex industriali, o quelli urbani, sono saturi di oli esausti, pesticidi e metalli pesanti. La bonifica tradizionale è un processo brutale, oltre che considerevolmente costoso. Occorre dapprima scavare la terra; poi caricarla su camion e, infine, scaricarla in discariche speciali. Naturalmente, quando è inevitabile lo si intraprende.

Il micorisanamento, di contro, agisce direttamente in situ, trasformando il suolo contaminato in ecosistema vivo, grazie alla potenza del micelio. È così che avviene il processo (noto anche come mycoremediation, in lingua inglese).

Indice del contenuto

  • Ecco come il micelio aggredisce i veleni: non è magia ma chimica
    • Gli enzimi chiave
  • Attenzione a non mangiare le specie spazzine
    • Il fungo dell'ostrica, il Pleurotus Ostreatus
    • Che cosa fare dopo il micorisanamento
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Nasce l’Alleanza dei comuni marini contro la plastica monouso

27 Febbraio 2026

Il progetto mira a coinvolgere in particolare i Comuni costieri italiani contro l’indiscriminata diffusione della plastica usa e getta, "con una chiamata alla responsabilità individuale e collettiva. Insieme cittadini, istituzioni, enti del terzo settore a difesa della salute del mare e dell’uomo". I primi ad aderire Rimini e Vasto

Nasce l'Alleanza dei comuni marini contro la plastica monousoNasce l’Alleanza di Città e Paesi d’Italia intorno al Mare contro la plastica monouso. Il progetto mira a coinvolgere in particolare i Comuni costieri contro l’indiscriminata diffusione della plastica usa e getta, “con una chiamata alla responsabilità individuale e collettiva. Insieme cittadini, istituzioni, enti del terzo settore a difesa della salute del mare e dell’uomo”, recita una nota dei promotori.

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Capsule di caffè, non potrai più buttarle nell’indifferenziato: ecco da quando e cosa cambia con le nuove regole Ue

03 Febbraio 2026

Dal 12 agosto le capsule monodose di caffè non potranno più finire nell’indifferenziato: con il nuovo regolamento UE sugli imballaggi diventano a tutti gli effetti rifiuti da riciclare.

Per anni sono state uno dei simboli della comodità e della velocità di un momento che in realtà dovrebbe essere lento. Ora le capsule monodose di caffè finiscono ufficialmente sotto la lente dell’Unione europea.

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