L'inchiesta di Giulia Innocenzi per Report punta il dito sul "riciclaggio" di carne scaduta in un macello del mantovano. Nel video si vedono prodotti dall'Uruguay e altri Paesi scaduti da anni che vengono ripuliti e rimessi in commercio

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Indice
- Le operazioni di “ripulitura” della carne
- Il congelamento non uccide i batteri
- Condizioni igieniche critiche
- La replica dell’azienda
Un sistema di “riciclaggio” della carne scaduta che potrebbe essere andato avanti per anni, tra condizioni igieniche allarmanti e controlli inefficaci. È quanto emerge dall’inchiesta shock di Report, andata in onda domenica 23 novembre su Rai3.
L‘indagine di Giulia Innocenzi, dal titolo eloquente “Non si butta via niente“, mostra l’interno dello stabilimento Bervini di Pietole, in provincia di Mantova, in un ordinario giorno di lavorazione della carne. Parliamo di un’azienda storica della zona che gestisce ogni anno circa 200 milioni di euro di carni importate.
Ciò che si vede nei video girati sotto copertura è carne scaduta, proveniente da Uruguay, Nuova Zelanda, altri Paesi e persino dalle riserve militari egiziane, che viene scongelata, manipolata e ricongelata per essere rimessa in commercio.
Un operaio dello stabilimento, con volto oscurato per tutelare la sua identità, ha raccontato a Report dettagli agghiaccianti sulla carne: “Era nera, puzzava, era brutta. Alla vista e all’olfatto era immangiabile“, ha dichiarato riferendosi a tagli scaduti da due, tre, fino a quattro o cinque anni. L’operaio in una giornata di lavoro è riuscito anche a filmare alcune etichette, mostrando che si trattava di carne in scadenza nel 2023 o anche prima.
La procedura, ha spiegato il dipendente, era sempre la stessa: il venerdì sera arrivava un camion con pancali di carne che veniva immersa in cassoni d’acqua fredda per tutta la notte. La mattina seguente, l’acqua veniva sostituita con acqua calda per ammorbidire i pezzi ancora congelati.