Coca-Cola è protagonista di una maxi allerta alimentare in Europa, a causa di livelli elevati di clorato trovati in alcune sue bevande. Il richiamo coinvolge diversi Paesi: anche l'Italia?


Coca-Cola è protagonista di una maxi allerta alimentare in Europa, a causa di livelli elevati di clorato trovati in alcune sue bevande. Il richiamo coinvolge diversi Paesi: anche l'Italia?

Il nuovo test del Salvagente ha analizzato 12 insalate in busta (valeriana o songino) per rilevare tracce di pesticidi, nitrati e microrganismi. Ecco cosa è emerso e le 2 marche che sono risultate peggiori
Indice
La praticità è indubbiamente il loro punto di forza: apri la confezione, condisci e sei subito pronto a gustarle. Parliamo delle insalate in busta che hanno conquistato molti consumatori proprio grazie alla comodità che offrono, non a caso sono tra i prodotti più venduti nel reparto ortofrutta. Ma quanto sono davvero sicure e di qualità?
Il tonno è uno degli alimenti più amati, ma non tutte le varietà sono uguali in termini di contenuto di mercurio. Questo articolo esplora le differenze tra tonno rosso, pinne gialle e pinne striate, analizzando il loro impatto sulla salute. Basandosi sull'ultima inchiesta dell'ONG Bloom, che ha svelato livelli preoccupanti di mercurio nel tonno in scatola, offre consigli per un consumo più consapevole e sicuro.

Le nostre scatolette di tonno hanno un grande impatto ambientale e, a seconda della zona di pesca, possono essere più o meno inquinate. Ma cosa significa quando leggiamo in etichetta zona Fao 27 e 37?
Indice
@greenMe
Non certo sane ma sicuramente buone, le merendine sono una tentazione molto grande, soprattutto per i bambini. Ma cosa contengono davvero oltre troppi zuccheri e grassi saturi (cosa ormai risaputa)? Per scoprirlo, un nuovo test italiano, condotto dalla rivista Il Salvagente, ne ha messe alla prova 16.
Si tratta in molti casi di merendine famosissime come i pangoccioli, ad esempio, ma anche plumcake, brioche, krafen, muffin, dove è sempre presente cioccolato, in gocce o meno.
1,5 milioni di persone sono rimaste sintonizzate su Rai 3 per assistere alla puntata di “Report” dedicata al docufilm “Food for Profit” incentrato sul legame che c’è tra lobby dell’industria zootecnica e politica negli allevamenti intensivi
@Food for Profit – 123/rf.com
La puntata di “Report” dedicata al docufilm “Food for Profit” è andata in onda ieri sera su Rai 3, [n.d.r.5.5.2024] riscuotendo un enorme successo di pubblico. Con una platea di ben 1,5 milioni di persone, il programma ha fatto breccia nelle case degli spettatori italiani, suscitando interesse e dibattito su un tema cruciale: il legame tra lobby dell’industria zootecnica e politica negli allevamenti intensivi.
Un nuovo studio rivela che l'esposizione ai Pfas ha causato quasi 4000 decessi in più nell'Area Rossa del Veneto in 34 anni, evidenziando un aumento della mortalità per tutte le cause, in particolare per malattie cardiovascolari. I giovani risultano essere i più colpiti dal rischio di sviluppare tumori.
@Pfas Land
Un recente studio, pubblicato sulla rivista scientifica Environmental Health, mostra i contorni di una vicenda di cui si è parlato troppo poco, che si è consumata nell’Area Rossa del Veneto, dove la contaminazione da sostanze per- e polifluoroalchiliche (PFAS) ha messo a rischio la salute di molti cittadini.
Nel 2013, la scoperta di una vasta contaminazione delle acque ha gettato nel panico la popolazione residente in 30 comuni dell’Area Rossa, situati principalmente nelle province di Vicenza, Padova e Verona. Il problema delle concentrazioni preoccupanti di PFAS nelle acque superficiali, sotterranee e potabili ha riguardato circa 350.000 persone.
Ora un nuovo studio, condotto dal professor Annibale Biggeri dell’Università di Padova insieme al suo team e con la collaborazione di istituzioni come il Registro Tumori dell’Emilia-Romagna, il Servizio Statistico dell’Istituto Superiore di Sanità e con il contributo di citizen science del gruppo Mamme No Pfas, ha rivelato dati sconcertanti.
Uno studio, condotto dal Dartmouth College nel New England (Usa), ha rivelato che pesce e frutti di mare, in particolare gamberetti e aragoste, sono una fonte sottostimata di esposizione ai Pfas
Una nuova ricerca, condotta da esperti della Geisel School of Medicine presso il Dartmouth College negli Usa, rivela una fonte spesso sottovaluta di Pfas. Si tratta di alimenti che provengono dal mare, apparentemente sicuri ma che in realtà possono nascondere una minaccia invisibile, appunto una contaminazione da parte delle ormai note e onnipresenti sostanze perfluoroalchiliche.
Ci riferiamo in particolare a frutti di mare e pesce che lo studio, pubblicato sulla rivista Exposure and Health, ha rilevato essere una fonte significativa di esposizione ai Pfas, soprattutto nelle regioni costiere come il New England (presa a campione dello studio).

C'è un'avvertenza fondamentale che riguarda il consumo di frutti di bosco congelati e che forse non conosci (anche se è presente sulle confezioni)
L’utilizzo dei frutti di bosco congelati è diventata una scelta popolare per molti consumatori che apprezzano la loro praticità e disponibilità durante tutto l’anno. Questi frutti, congelati poco dopo la raccolta, conservano freschezza, gusto e valore nutrizionale, offrendo una soluzione comoda e versatile per una varietà di ricette: dagli smoothie alle torte, dalle macedonie di frutta, ai topping, ecc.
Tuttavia, è importante sempre prestare attenzione alla sicurezza alimentare e alle precauzioni consigliate per evitare rischi di contaminazione da patogeni.
Forse ricorderete infatti che, proprio i frutti di bosco congelati, sono recentemente finiti al centro dell’attenzione per una potenziale contaminazione da virus dell’epatite A e norovirus. Questo fenomeno preoccupante ha generato diversi allarmi negli anni precedenti e ora il nuovo richiamo che si è verificato in Italia evidenzia che il settore è ancora a rischio di contaminazione.

La Commissione Europea ha proposto il divieto dell'uso di bisfenolo A nei materiali a contatto con gli alimenti e la consultazione pubblica è aperta fino all'8 marzo. La nuova normativa dovrebbe entrare in vigore per la fine del 2025 o l'inizio del 2026 ma ci sarà un periodo di transizione per le aziende che producono i materiali
@Canva
La Commissione Europea ha annunciato già da tempo l’intenzione di vietare l’utilizzo del bisfenolo A (BPA) nei materiali a contatto con gli alimenti, inclusi imballaggi e plastica, ma ora il momento si sta avvicinando sempre più. Infatti, la proposta di Regolamento europeo è stata resa nota il 9 febbraio e il tempo per la consultazione pubblica aperta da Bruxelles, che mira a raccogliere opinioni e feedback, scadrà presto (l’8 marzo).
Il passo deciso verso il divieto di utilizzo di BPA nei contenitori è arrivato dopo la pubblicazione del parere dell’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (Efsa), che ha evidenziato preoccupazioni significative per la salute legate all’esposizione al BPA attraverso gli alimenti.