Non basta indicare precisamente la composizione di un prodotto alimentare, se poi l’immagine sulla confezione in vendita raffigura un ingrediente che non ne fa parte. In questi casi, infatti, non è assicurata la tutela del consumatore, che potrebbe essere tratto in inganno dall’etichettatura.
Lo ha stabilito la Corte di giustizia della Ue: con la sentenza del 4 giugno 2015 (C-195/14) gli eurogiudici hanno fatto prevalere il peso dell’immagine, che certo cattura di più l’attenzione, rispetto al dato scritto, salvaguardando i consumatori dal rischio di etichettature ingannevoli.
È stata la Corte federale tedesca, che aveva ricevuto il ricorso dell’Unione federale delle organizzazioni e associazioni dei consumatori, a chiedere l’intervento della Corte Ue per la soluzione di alcuni quesiti interpretativi sul diritto dell’Unione. L’associazione dei consumatori riteneva che una società tedesca, che commercializza un infuso ai frutti raffigurando sulla confezione i lamponi e i fiori di vaniglia, malgrado poi questi alimenti non compaiano nella lista degli ingredienti, avesse effettuato una pubblicità ingannevole. Di qui l’azione giudiziaria.
Presentati a Roma gli indirizzi di green economy per l’agricoltura che chiedono, fra le altre cose, di potenziare le filiere corte e di puntare su produzioni sostenibili di qualità

L’agricoltura italiana vanta un plusvalore di oltre i 260 miliardi di euro, con oltre 3,3 milioni di occupati e un’incidenza sul PIL dell’8,7%. Tutti elementi che fanno del comparto uno dei pilastri dell’economia nazionale. Ma affinché il comparto sia anche traino dell’economia verde ci sono dei precisi indirizzi da seguire: quelli dettati dal Manifesto della green economy per l’agroalimentare. Elaborato all’interno dei gruppi di lavoro degli Stati Generali della Green Economy, il manifesto avanza sette proposte su altrettanti punti fondamentali del settore agricolo e alimentare. Come spiega Edo Ronchi, Presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile che è l’organismo di supporto del Consiglio nazionale della green economy, “espone il punto di vista della green economy sulla produzione agroalimentare, articolato in proposte sui temi cruciali per l’agricoltura della nostra epoca”. E lo fa partendo dalle buone pratiche che il modello agricolo italiano può vantare già oggi. Basti pensare al settore del biologico: attualmente il 10% della superficie agricola italiana è occupata da coltivazioni “bio” (1,3 mln ettari) che rendono l’Italia seconda in Europa per questo mercato, subito dopo la Spagna.

Sempre più studi attestano come i dolcificanti sintetici utilizzati per le bibite dietetiche possano favorire diabete di tipo 2, ipertensione, sindrome metabolica, ictus e infarto. Insomma, quello che per anni ci è stato raccontato che ci avrebbero aiutato ad evitare.
di Redazione Il Cambiamento - 28 Aprile 2015


63 mila tonnellate. A tanto ammonta la quantità di antibiotici utilizzata nel 2010 per gli animali da allevamento. Un valore destinato ad aumentare del 67% in tutto il mondo entro il 2030, addirittura raddoppiando in alcune zone, come Brasile, India, Sudafrica, Russia e Cina, con conseguenze devastanti per la diffusione delle resistenze agli antibiotici.
La Nestlè ha annunciato la scorsa settimana che avrebbe eliminato tutti i coloranti e gli aromi artificiali dalle sue barrette dolci. Ma ha anche aggiunto che lo farà per andare incontro ai desideri dei consumatori e non, certo, perché quelle sostanze sono pericolose… Allora, guardiamoci dentro!
di RedazioneIlCambiamento - 10 Marzo 2015


Autrice Dott.ssa Patrizia Gentilini
Tratto da Il Fatto Quotidiano – vai al link dell’articolo originale
Alimentazione e sicurezza alimentare, anche grazie ad Expo, sono argomenti di estrema attualità: correlati a questi temi sono usciti in questi giorni due comunicati stampa di particolare rilievo in quanto affrontano i rischi per la salute e l’ambiente rappresentati dall’utilizzo di pesticidi in agricoltura.
Il primo, datato 30 gennaio u.s. ed inviato alle Autorità competenti, è dell’Associazione dei Medici per l’Ambiente ed affronta il tema delle deroghe per l’utilizzo di principi attivi già messi al bando per la loro pericolosità. Il problema è di estrema attualità in quanto in questi giorni, ad esempio, la Regione Veneto sta valutando se concedere deroghe per 26 sostanze: si pensi che ben 598 sono i pesticidi già autorizzati in deroga nel nostro Paese fino al 31 Maggio 2015. Si ricorda anche che l’ultimo rapporto Ispra sui pesticidi nelle acque italiane evidenzia una “ampia diffusione della contaminazione” ed il rilevamento di ben “175 sostanze diverse, un numero più elevato degli anni precedenti”. Nel suddetto rapporto viene trattato, come in passato, il tema delle miscele di sostanze e vi si afferma che “la valutazione di rischio, infatti, nello schema tradizionale considera gli effetti delle singole sostanze, e non tiene conto dei possibili effetti delle miscele che possono essere presenti nell’ambiente. C’è la consapevolezza, sia a livello scientifico, sia nei consessi regolatori, che il rischio derivante dalle sostanze chimiche sia attualmente sottostimato e si impone una particolare cautela anche verso i livelli di contaminazione più bassi.”

di Cecilia Di Vita
Anno dopo anno, col passare del tempo, non è solo il corpo a cambiare ma anche la mente invecchia e la memoria potrebbe iniziare a giocare qualche scherzo: ricordare il volto di una persona appena conosciuta o il posto in cui si è parcheggiata l’auto diventa più faticoso. Ma a risollevare gli animi, specialmente dei più golosi, ci prova oggi uno studio dei ricercatori del Columbia University Medical Center pubblicato su Nature Neuroscience, suggerendo che il cacao migliorerebbe la memoria. Ma “ci prova” appunto, perché a migliorare la memoria non sarebbe tanto il cioccolato quanto una classe di composti che questo contiene (e per lo più in piccole quantità): i flavanoli.
Gli scienziati hanno arruolato un campione di 37 persone sane, di età compresa tra i 50 e i 69 anni. Una parte del gruppo ha bevuto per tre mesi, ogni giorno, una miscela contenente un elevato quantitativo degli antiossidanti del cacao (900 mg di flavanoli), mentre l’altra ne ha assunta una quantità minore (10 mg di flavanoli). Al termine dei 90 giorni, tutti i partecipanti hanno svolto un test di memoria, e ad ottenere i migliori risultati sono stati quelli che avevano consumato grandi quantità di flavanoli, tanto che, spiegano i ricercatori, mostravano di aver riacquisito una capacità mnemonica tipica di una persona di 20 o 30 anni più giovane. Gli scienziati hanno anche osservato una maggiore attività cerebrale in una zona dell’ippocampo (il giro dentato) coinvolta nel disturbi di memoria associati l’età. I meccanismi tramite cui flavanoli migliorerebbero la memoria potrebbero essere diversi: grazie al maggior flusso di sangue al cervello oppure incoraggiando la crescita delle cellule neuronali (in particolari dei dendriti), deputate a ricevere messaggi e a formare i ricordi.

Tante persone ancora ritengono che utilizzare dolcificanti artificiali, in particolare aspartame, saccarina e sucralosio, sia una buona soluzione per evitare problemi di glicemia e sovrappeso. Ebbene anche loro adesso dovranno ricredersi. Un nuovo studio ha infatti evidenziato come questi edulcoranti siano in grado di alterare il metabolismo con conseguente rialzo della glicemia.

La Food and Drug Administration americana ha in animo di autorizzare il primo pesce geneticamente modificato, già soprannominato “frankenfish”, ma i consumatori nemmeno immaginano quanto possa essere rischioso per la salute il pesce che già oggi troviamo nei supermercati, soprattutto quello d’allevamento.
di Giovanni Fez - 28 Agosto 2014


Scritto da: Marina Perotta - domenica 24 agosto 2014
Il pollo proveniente da allevamenti intensivi è trattato con antibiotici e secondo uno studio presentato dal Centro per la Scienza e l'Ambiente (CSE), una associazione no profit indiana, i consumatori regolari di carni avicole potrebbero sviluppare una resistenza a questi farmaci

Il Centro per la Scienza e l'Ambiente, associazione no profint indiana ha condotto uno studio sulla presenza degli antibiotici nella carne di pollo. Ebbene nel 40% dei campioni di pollo acquistati a New Delhi ha riscontrato la presenza di residui dei farmaci. La scoperta evidenzia la necessità di migliorare gli standard di settore e sebbene la quantità di antibiotici presente in ogni campione non fosse molto elevata, ha destato comunque preoccupazione tra gli esperti. Infatti a poter subire le conseguenze più pesanti sarebbero i consumatori regolari arrivando a sviluppare uan forma di resistenza agli antibiotici. In altre parole, mangiare pollo contenente tracce di questi farmaci nel corso di un lungo periodo di tempo potrebbe renderci immuni agli antibiotici prescritti per il trattamento di malattie comuni.








