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Nucleare

Demolita la centrale nucleare di Gundremmingen (con 600 kg di esplosivo): è la fine di un’era per la Germania

30 Ottobre 2025

La demolizione delle due torri di raffreddamento della ex centrale nucleare di Gundremmingen è il simbolo potente del percorso intrapreso dalla Germania verso l'abbandono definitivo del nucleare

Germana Carillo

centrale nucleare demolita

@RWE

Esplose, boom!, le 56mila tonnellate di cemento delle due torri di raffreddamento della centrale nucleare di Gundremmingen, in Baviera – impianto inattivo dal 2017 – sono state fatte sgretolare sabato scorso davanti a circa 30amila spettatori e sotto 600 chilogrammi di esplosivo in oltre 1800 fori.

Si chiude così, definitivamente, un’era e svanisce uno dei simboli della svolta tedesca verso l’abbandono del nucleare, oltre che dello skyline della zona (e il materiale sarà riciclato come inerte per l’edilizia. RWE, la società energetica che ha gestito l’impianto, assicura che le torri non sono mai entrate in contatto con la radioattività durante la loro fase operativa).

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La rete delle Agenzie ha partecipato a un’esercitazione internazionale di emergenza nucleare e radiologica

03 Luglio 2025

Si è svolta, il 24-25 giugno 2025 l’esercitazione internazionale di emergenza nucleare denominata ConvEx-3 (Convention Exercise Level 3), organizzata periodicamente dall’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Iaea).

Queste attività esercitative – programmate già da molto tempo – hanno l’obiettivo di testare la risposta degli Stati facenti parte delle Convenzioni internazionali di pronta notifica e di assistenza, di fronte a scenari anomali correlati ad incidenti ipotizzati in ambito nucleare e radiologico (sono previste tre classi di esercitazioni, la classe 3, full scale, è la più completa).

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Fusione nucleare, arriva il reattore che potrebbe cambiare il futuro dell’energia in Europa

05 Marzo 2025

La startup tedesca Proxima Fusion ha presentato Stellaris, un reattore a fusione nucleare basato su Stellarator: il primo impianto pilota Alpha entrerà in funzione nel 2031

Proxima Fusion
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Nuove centrali nucleari in Italia: cosa prevede (e tutte le incognite) del nuovo ddl

30 Gennaio 2025

Il disegno di legge delega sul nucleare è stato trasmesso a Palazzo Chigi con richiesta di iscrizione all’ordine del giorno della prima riunione utile del Consiglio dei ministri

nucleare italia

Già paventato pochi giorni fa, il ddl sul nucleare arriva a Palazzo Chigi e in pratica delega il governo ad andare avanti verso questa fonte energetica.

Il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto ha infatti trasmesso il testo al Dipartimento per gli affari giuridici e legislativi di Palazzo Chigi. Ciò vuol dire che, una volta passata alla Presidenza del Consiglio, la norma dovrebbe andare in Cdm nel giro di un paio di settimane.

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Con il nucleare bolletta elettrica più cara, un costo maggiore rispetto a quello delle rinnovabili

14 Dicembre 2024

“Il nucleare renderebbe più cara l’energia elettrica. Un costo ben maggiore rispetto a quello delle fonti rinnovabili. E i reattori “piccoli” (Small Modular Reactor, SMR) sono ancora più costosi”. Lo afferma la coalizione 100% Rinnovabili Network, promossa dalle associazioni ambientaliste e del terzo settore, da docenti universitari e ricercatori e da esponenti del mondo delle imprese e del sindacato, che ha presentato a Roma il Report sui costi nucleare mettendo in fila numeri e dati sui costi che genererebbe un possibile ritorno all'atomo in Italia.

nucleare bolletta rinnovabili

“Il nucleare renderebbe più cara l’energia elettrica. Un costo ben maggiore rispetto a quello delle fonti rinnovabili. E i reattori “piccoli” (Small Modular Reactor, SMR) sono ancora più costosi”. Lo afferma la coalizione 100% Rinnovabili Network, promossa dalle associazioni ambientaliste e del terzo settore, da docenti universitari e ricercatori e da esponenti del mondo delle imprese e del sindacato, che oggi presenta a Roma il Report sui costi nucleare mettendo in fila numeri e dati sui costi che genererebbe un possibile ritorno del nucleare in Italia. Costi a cui vanno aggiunti anche quelli relativi allo smantellamento delle centrali nucleari, alla bonifica dei siti nucleari contaminati e una parte significativa dei costi di gestione dei rifiuti radioattivi, ad alta intensità (che decadono in molte migliaia di anni) e media intensità (che decadono in alcune centinaia di anni), generati dalle barre del combustibile nucleare esaurito e dallo smantellamento delle centrali.

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Le tre ipotesi del ministro Pichetto per il deposito delle scorie nucleari

24 Settembre 2024
I rifiuti potrebbero essere stoccati uno al Nord, l'altro al centro e il terzo al Sud.
Le 6 regioni individuate
Le tre ipotesi del ministro Pichetto per il deposito delle scorie nucleari
 
Il deposito delle scorie nucleari non lo vuole nessuno? E allora ne facciamo tre: uno al Nord, uno al Centro e uno al Sud. E i rifiuti più radioattivi, quelli delle vecchie centrali, li lasciamo all'estero. A pagamento. E' questa la soluzione che il ministero dell'Ambiente e della sicurezza energetica sta valutando per risolvere l'annoso problema di dove mettere i rifiuti nucleari italiani. Il ministro, Gilberto Pichetto, ha spiegato il piano a margine di una convegno di Confindustria a Roma, rispondendo a una domanda specifica dell'ANSA.
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Balle spaziali sul nucleare, il Governo rilancia sui piccoli reattori senza neanche il Deposito per le scorie: un pretesto per fermare la transizione energetica

13 Settembre 2024

Nel prestigioso consesso di Cernobbio, questo fine settimana il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto è tornato alla carica per provare a indebolire la fiducia in una transizione energetica fondata sulle energie rinnovabili, tirando acqua al mulino dell’energia che in Italia non c’è: quella nucleare.

«Siamo un Paese che ha esperienza e conoscenza, e credo che ci siano le condizioni per avere un player nazionale del nucleare, naturalmente aperto. Questa è la sfida che ci attende per il futuro – ha dichiarato Pichetto al Forum Ambrosetti – Le rinnovabili non continuative non sono una soluzione».

Peccato che proprio le rinnovabili siano le fonti più efficienti per decarbonizzare (secondo l’Ipcc) e pure le più economiche, anche (evidenzia la Iea) considerando i costi di sistema. In Italia non avanzano quanto dovrebbero, in primo luogo a causa dei numerosi ostacoli autorizzativi che il Governo Meloni sta contribuendo a complicare, dal decreto Agricoltura a quello Aree idonee, fino al Testo unico sulle rinnovabili. Per non parlare del Piano nazionale integrato energia e clima (Pniec), che come arma di distrazione di massa ha riportato in auge l’ipotesi dell’energia nucleare, prevedendo che l’atomo possa coprire l’11-22% della domanda nazionale di elettricità al 2050... ovvero quando la transizione energetica dovrà già essere conclusa.

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Fukushima: una ferita aperta nel cuore del Giappone, 13 anni di lotta contro le conseguenze di un disastro senza precedenti

13 Marzo 2024
GERMANA CARILLO
Pubblicato il 11/03/2024
Fonte: greenme.it
 
Oggi sono 13 anni da quando un forte terremoto e uno tsunami colpirono le coste settentrionali del Giappone. Quasi 20mila persone morirono, intere città furono spazzate via e la centrale nucleare di Fukushima Daiichi fu distrutta, creando profondi timori di radiazioni che persistono ancora oggi. Mentre la nazione celebra l’anniversario, cerchiamo di capire cosa stia succedendo ora nello stabilimento e nelle aree vicine.
 

Indice

  1. Cosa è successo 13 anni fa?
  2. Cosa è successo intanto ai residenti?
  3. Lo sversamento dell’acqua trattata proveniente dalla centrale nucleare di Fukushima

Tredici anni e poco è cambiato: da quando nel 2011 in Giappone una scossa di terremoto di magnitudo 9 generò uno tsunami, il Paese fu quasi totalmente devastato da quello che si classificò come il secondo più grave incidente nucleare del mondo. Ma che cosa è successo da allora?

La prima cosa è ahinoi evidente: nonostante moltissimi problemi e le promesse fatte dai diversi Governi, l’anno scorso il Giappone ha deciso di prolungare la durata di vita di 60 anni degli 11 reattori nucleari rimessi in servizio dopo la tragedia nucleare e, mentre 43 reattori sono fermi per gravi problemi strutturali e di obsolescenza, il Governo di Tokio ne sta costruendo di nuovi. In più, molti degli 11 reattori sopravvissuti al disastro di Fukushima Daiichi sono ancora in manutenzione e nel 2020 meno del 5% dell’elettricità che veniva prodotta in Giappone proveniva dall’energia nucleare (rispetto al 30% prima dell’incidente).

Inoltre, dall’anno scorso si è avviato il più che controverso piano di rilascio di oltre 1,3 milioni di tonnellate di acqua trattata a Fukushima Daiichi, che ha sollevato allarmi in tutto il Pacifico e diversi dibattiti politici.

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Il monitoraggio della radioattività ambientale

04 Gennaio 2024

Nessuna rilevanza dal punto di vista radiologico e nessun rischio per la salute e per l’ambiente nei campioni raccolti dall’Ispettorato nazionale per la sicurezza nucleare e la radioprotezione (Isin) nel 2021.

Questo è quanto emerso dal rapporto “Reti nazionali di monitoraggio della radioattività ambientale” pubblicato sul sito dell’Isin. Una sintesi dei rilevamenti radiometrici effettuati nel 2021 nell’ambito della Rete nazionale di sorveglianza della radioattività ambientale – Resorad e della rete Gamma.

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La Spagna conferma l’uscita dal nucleare e approva il piano sui rifiuti radioattivi

30 Dicembre 2023

Lo smantellamento delle centrali nucleari sarà pagata dai proprietari, applicando il principio "chi inquina paga"

Il Consiglio dei ministri della Spagna, su proposta del Ministero per la Transizione Ecologica e la Sfida Demografica (MITECO), ha approvato il Settimo Piano Generale per i Rifiuti Radioattivi (PGRR) che stabilisce la politica del governo di sinistra spagnolo in materia di gestione dei rifiuti, compreso il combustibile nucleare esaurito, e lo smantellamento e la disattivazione degli impianti nucleari.

In una nota il MITECO ricorda che «Questo 7° PGRR ha superato un lungo iter, iniziato a marzo 2020 con la diffusione della bozza di Piano. Si tratta del primo PGRR sottoposto a una valutazione ambientale strategica – che comprende anche una fase di consultazione e informazione pubblica – e al rapporto del Consiglio di Sicurezza Nucleare e delle comunità autonome, al fine di garantire ampia partecipazione, consenso e sostegno sociale. Il 7° PGRR sostituisce il 6° PGRR fino ad oggi in vigore, che è stato approvato nel 2006 e avrebbe dovuto essere aggiornato prima del 2015, secondo il calendario stabilito dalla Direttiva 2011/70/Euratom, che istituisce un quadro comunitario per la gestione responsabile e sicura smaltimento del combustibile nucleare esaurito e dei rifiuti radioattivi. Il 7° PGRR è in linea con il Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima 2021-2030 (PNIEC), che stabilisce la tabella di marcia affinché la Spagna raggiunga gli obiettivi europei in materia di clima ed energia, e con il Protocollo per la cessazione ordinata dello sfruttamento delle centrali nucleari , firmato nel marzo 2019 tra Enresa e i suoi proprietari».

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