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Ambiente ed Ecologia

Featured

Torri del Vento (Badgir): come l’ingegneria persiana raffresca casa di 10°C senza elettricità

19 Giugno 2026

Dall’antica architettura bioclimatica persiana alle applicazioni moderne, il Badgir combina ventilazione naturale passiva e raffrescamento evaporativo per un comfort termico sostenibile ed efficiente.

termometro sulla spiaggia

Prima dell’avvento dell’aria condizionata, nelle aree aride del deserto iraniano si viveva al fresco grazie ad un’idea di architettura bioclimatica straordinariamente efficace: le Torri del Vento, conosciute in persiano come badgir. Queste alte strutture non sono semplici ornamenti storici, ma sistemi ingegneristici di ventilazione naturale passiva e raffrescamento evaporativo passivo capaci di abbassare la temperatura interna di decine di gradi rispetto all’esterno pur non utilizzando elettricità.

Il badgir è essenzialmente una “ciminiera” verticale suddivisa in setti, aperta sui quattro lati per intercettare il vento e sfruttare differenze di pressione e di temperatura tra interno ed esterno. La sua struttura cattura l’aria fresca in quota, dove è più veloce e pulita, e la convoglia verso il basso grazie alla pressione positiva. Mentre sul lato opposto la creazione di una depressione, un effetto Venturi naturale, estrae l’aria calda stagnante dall’interno e la spinge verso l’esterno.

Quando alla base della torre è presente una vasca d’acqua, l’aria secca che vi passa si umidifica ed evapora, subendo un ulteriore calo di temperatura. Si possono infatti raggiungere diminuzioni di circa 10–12 °C rispetto alle condizioni esterne, senza alcuna energia elettrica.

Queste idee di controllo climatico naturale non sono rimaste confinate all’antichità. Architetti come Hassan Fathy, noto per il suo impegno nel recupero di tecniche vernacolari e nel progettare con l’energia naturale come risorsa primaria, hanno studiato e valorizzato sistemi di ventilazione e raffrescamento passivo come parte integrante di un pensiero progettuale sostenibile per i climi caldi e aridi.

INDICE DEI CONTENUTI

  • Fisica dei fluidi: perché l'aria si muove da sola
    • Pressione vs Depressione
    • La notte e il giorno
  • Applicazioni moderne: dal deserto alla città
    • L'esempio del Qatar University Building
    • Badgir 2.0: alluminio e sensori
    • Infografica Tecnica: "Il Respiro della Casa"
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Le zanzare hanno imparato a riconoscere il repellente più usato ed è per questo che ti pungono lo stesso

10 Giugno 2026

Uno studio su Aedes aegypti suggerisce che il DEET possa perdere forza quando le zanzare imparano a riconoscerne l’odore

Indice

  • Lo spray non cancella il problema
  • Le zanzare non sono macchinette
  • Come usarlo senza farsi fregare

Lo spray finisce spesso vicino alle chiavi di casa, agli occhiali da sole, al caricatore del telefono. Lo prendiamo prima di uscire, lo spruzziamo sulle gambe, sulle braccia, magari anche un po’ in aria come se bastasse creare una nuvoletta chimica tra noi e l’estate. Poi arrivano loro. Le zanzare. Minuscole, ostinate, con quella vocazione al disturbo che nessun condominio ha mai saputo eguagliare.

Da decenni il DEET è uno dei principi attivi più usati nei repellenti antizanzare. La sigla sta per N,N-dietil-meta-toluamide, un composto sviluppato negli anni Quaranta e impiegato ancora oggi in spray, lozioni e altri prodotti contro insetti pungitori. Le autorità sanitarie continuano a considerare i repellenti registrati ed usati secondo etichetta uno strumento efficace per ridurre le punture; tra gli ingredienti indicati ci sono DEET, picaridina, IR3535, PMD o olio di eucalipto limone formulato e 2-undecanone. Il punto, però, sta nel modo in cui questi prodotti entrano nella vita reale: sudore, caldo, acqua, pelle scoperta, riapplicazioni dimenticate, concentrazioni ormai basse. Il CDC ricorda che la durata della protezione  varia molto e che, quando si ricomincia a essere punti, il prodotto va riapplicato rispettando sempre le istruzioni in etichetta.

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Alberi in città vs caldo estremo: il verde urbano riduce l’effetto isola di calore più di quanto ipotizzato

27 Maggio 2026

Una ricerca globale mostra che la copertura arborea urbana riduce fino al 50% l’isola di calore: il verde diventa strategico contro il riscaldamento delle città.

Indice

  • Come gli alberi raffreddano le città e perché fanno la differenza
  • Disuguaglianze ambientali e differenze tra quartieri
  • Il verde da solo non basta una strategia più ampia

Una nuova ricerca pubblicata su Nature Communications ha analizzato quasi 9.000 aree urbane in tutto il mondo, coinvolgendo circa 3,6 miliardi di persone, e ha evidenziato un dato sorprendente: la copertura arborea presente nelle città è già oggi in grado di ridurre fino al 50% l’effetto “isola di calore urbana”.

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Questi 2 studenti indiani hanno inventato un filtro magnetico per purificare l’acqua contaminata dall’arsenico (e funziona davvero)

20 Maggio 2026

Due fratelli indiani hanno sviluppato un sistema magnetico per ridurre l’arsenico nell’acqua, pensato per villaggi, scuole e comunità rurali isolate

In molte case del Bihar, nell’India orientale, l’acqua arriva ancora dal pozzo, da una pompa, da una falda che sembra uguale a tutte le altre. Trasparente, normale, perfino rassicurante a guardarla in un secchio. Il problema dell’arsenico sta proprio lì: spesso entra nella vita quotidiana senza odore, senza colore, senza una scena evidente che metta in allarme. Si beve, si usa per cucinare, finisce nelle abitudini di famiglie che in diverse zone rurali hanno poche alternative reali.

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Fast fashion e greenwashing: da settembre multe fino a 10 milioni per chi usa slogan “green” ingannevoli

13 Maggio 2026

Dal settembre 2026 le aziende, soprattutto della fast fashion, dovranno dimostrare con prove verificabili ogni claim ambientale utilizzato in pubblicità ed etichette

Il greenwashing in Italia ha i giorni contati: dal prossimo 27 settembre 2026 le aziende che useranno slogan “green” vaghi, etichette ambientali poco trasparenti o promesse climatiche non dimostrabili rischieranno multe milionarie.

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Elogio del bosco “disordinato”: perché lasciare il legno morto a terra è vitale per la biodiversità

08 Maggio 2026

Lasciare i tronchi e i rami secchi nei boschi non è trascuratezza, ma un gesto fondamentale per la biodiversità e la salute dell’ecosistema. Scopriamo perché.

bosco disordinato

Nel nostro immaginario collettivo, un bosco “bello” è pulito, ordinato, senza ostacoli sul terreno. Tuttavia, dal punto di vista ecologico, questa visione è fuorviante: un bosco senza legno morto è un ecosistema povero e impoverito. La necromassa forestale, cioè i tronchi caduti, i rami secchi e le ceppaie, non è spazzatura naturale da eliminare, ma una componente vitale dell’ambiente boschivo. Infatti sostiene processi ecologici e forme di vita uniche. In alcune foreste maturate in condizioni naturali, il legno morto può costituire fino al 30 % della massa legnosa totale. Questo rende evidente il suo ruolo funzionale nella struttura dell’ecosistema.

La presenza di legno morto è particolarmente importante per la biodiversità saproxilica, ovvero quella complessa rete di organismi che dipendono dal legno morto per almeno una fase del loro ciclo vitale. Funghi specialistici, muschi e insetti saproxilici, come il raro Cervo Volante (Lucanus cervus), utilizzano la necromassa come habitat e fonte di risorse. Questi organismi non sono semplici curiosità naturalistiche: contribuiscono in modo diretto alla decomposizione del legno e al riciclo dei nutrienti nel suolo.

Oltre ad ospitare specie specialistiche, il legno morto svolge funzioni ecosistemiche fondamentali. Agisce come una spugna naturale, trattenendo l’acqua durante i periodi umidi e rilasciandola lentamente nei periodi di siccità. In questo modo migliora la resilienza dei boschi agli stress idrici. Decomponendosi, rilascia nutrienti che arricchiscono il suolo e favoriscono la crescita delle nuove piante, rendendo i boschi più fertili e dinamici.

Le moderne pratiche di gestione forestale, sempre più ispirate alla conservazione della natura, includono il rilascio intenzionale di “alberi habitat”, alberi vivi, senescenti o morti lasciati in situ, così come il mantenimento della necromassa sul terreno, proprio per favorire la vita del bosco in tutte le sue forme. Queste strategie vengono promosse anche nell’ambito di iniziative di conservazione delle foreste vetuste del WWF Italia. La tutela di boschi naturali ad alta naturalità rappresenta un elemento chiave per preservare la diversità ecologica forestale, inclusi gli habitat legati al legno morto.

INDICE DEI CONTENUTI

  • Il paradosso della vita dopo la morte
    • Un tronco caduto è più vivo di uno in piedi
    • La banca del suolo
  • I 3 servizi ecosistemici del legno morto
    • 1. Riserva d'acqua
    • 2. Stoccaggio di carbonio
    • 3. Protezione idrogeologica
  • Pulizia vs Natura: quando intervenire?
    • Il rischio incendi (il mito da chiarire)
    • La sicurezza dei sentieri
    • Video: l'importanza del legno morto
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Così la CO2 emessa dai rifiuti urbani si trasforma in detersivi ecologici per la casa: il progetto europeo

22 Aprile 2026

Un progetto europeo cattura la CO2 di inceneritori e depuratori e la trasforma in detergenti, concia e recupero dei metalli

Le città si tengono in piedi anche grazie a impianti che nessuno ama guardare. Gli inceneritori bruciano quello che resta dei rifiuti, i depuratori trattano l’acqua sporca che sparisce dagli scarichi. Servono ogni giorno, e ogni giorno liberano CO2. Per anni quel carbonio ha seguito la sua strada più ovvia, verso l’atmosfera. Il progetto europeo WaterProof prova a deviarlo e a dargli una seconda vita: catturarlo, lavorarlo con elettricità rinnovabile e trasformarlo in una sostanza utile dentro prodotti comuni. Il programma è partito il 1° giugno 2022, si chiude il 31 maggio 2026 e dispone di un budget di 9,2 milioni di euro.

L’idea nasce da un paradosso molto semplice. Due servizi urbani essenziali restano tra le fonti di emissione più difficili da alleggerire. L’incenerimento dei rifiuti e il trattamento delle acque reflue servono alla salute pubblica, all’igiene, alla vita quotidiana delle città. Proprio per questo continuano a produrre CO2. Dentro WaterProof quel gas smette di essere soltanto uno scarto e diventa materia da trattenere più a lungo dentro l’economia circolare.

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Api in declino: rischio per l’ecosistema e la produzione alimentare

17 Aprile 2026

Al momento stai visualizzando Api in declino: rischio per l’ecosistema e la produzione alimentare

In un mondo sempre più minacciato dal cambiamento climatico, le api – impollinatori essenziali per un terzo del nostro cibo – stanno vivendo un declino allarmante. Duccio Pradella, Presidente dell’Associazione Regionale Apistici Toscani (ARPAT), ha risposto alle domande di ARPA Toscana spiegando le cause di questa crisi e le possibili soluzioni.

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Addio a smalti e gel glitterati? Ecco cosa cambia davvero da maggio 2026 con il nuovo regolamento Ue sui cosmetici

14 Aprile 2026

Dalla crema corpo profumata allo shampoo, dai rossetti agli smalti con effetto glitterato: il Regolamento UE 2026/78 fissa nuovi limiti per tre sostanze potenzialmente pericolose. Ecco cosa cambia davvero per i consumatori.

smalti

Indice

  • Argento nei cosmetici
  • Hexyl Salicylate
  • o-Phenylphenol
  • Cosa devono fare consumatori, estetisti e rivenditori

Dal 1° maggio 2026 cambiano le regole per alcuni cosmetici venduti in Europa. Il Regolamento UE 2026/78, adottato dalla Commissione europea il 12 gennaio scorso, aggiorna la normativa quadro sui prodotti cosmetici intervenendo su alcune sostanze classificate come CMR (acronimo che sta per cancerogene, mutagene o tossiche per la riproduzione) e fissa nuovi limiti d’uso concreti per tre ingredienti presenti in molti prodotti di uso quotidiano.

L’obiettivo è rafforzare la tutela della salute dei consumatori, rendendo più uniforme l’applicazione dei divieti in tutta l’Unione. Ma cosa cambia davvero nella pratica, quando si va al supermercato o dall’estetista?

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25 aprile a piedi in città per la Liberazione anche dal fossile

10 Aprile 2026

Per otto ore stop al traffico motorizzato privato in città, largo alle bici ai mezzi pubblici e naturalmente ai pedoni. Non sarebbe bello? Qualcuno l'avrebbe già proposto, quando eravamo ambientalisti anticonsumisti. Negli ultimi e soprattutto ultimissimi anni, per resistere alle ondate populiste reazionarie, l'ambientalismo è diventato sociale. E' giusto, per carità. Giustizia climatica, giustizia ambientale, giustizia sociale. Ma alcune delle proposte e delle esperienze della cosiddetta sobrietà felice non erano sacrifici apprezzabili solo da elites intellettuali più o meno idealiste.

25 aprile a piedi in città per la Liberazione anche dal fossile

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