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Ambiente ed Ecologia

Featured

Il cemento sta divorando l’Italia: scomparsa una superficie di suolo più estesa di 14mila campi da calcio (solo nel 2025)

04 Novembre 2026

Il nuovo rapporto ISPRA fotografa un'accelerazione del consumo di suolo: nel 2025 persi oltre 102 chilometri quadrati di territorio. Sicilia e Lazio guidano la classifica

Indice

  • I numeri ISPRA
  • Cosa sta consumando il suolo italiano?
  • La prima mappa delle alternative al cemento

Tre metri quadrati di suolo ogni secondo. Oltre 280mila metri quadrati al giorno. È come se, mentre leggiamo queste righe, un altro pezzo d’Italia sparisse sotto cemento, asfalto, cantieri e infrastrutture.

E non accenna a fermarsi, anzi: nel 2025 il consumo di suolo ha accelerato ancora, segnando un aumento del 22,4% rispetto all’anno precedente. In dodici mesi abbiamo trasformato 102,4 chilometri quadrati di territorio in nuove superfici artificiali, una estensione equivalente a oltre 14mila campi da calcio.

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Consumo di suolo, ecosistemi urbani e stato del territorio. Edizione 2026

30 Ottobre 2026

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Report Ambientali SNPA n. 50/2026 – ISBN: 978-88-448-0443-5

Il Rapporto, insieme alla cartografia e alle banche dati di indicatori allegati, fornisce il quadro aggiornato dei processi di urbanizzazione, artificializzazione e trasformazione del territorio, permettendo di valutare il consumo, l’impermeabilizzazione e il degrado del suolo, lo stato degli ecosistemi urbani e l’impatto delle dinamiche territoriali sul paesaggio e sui servizi ecosistemici.

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Diritto alla riparazione: da tutela del consumatore a motore di cambiamento?

07 Ottobre 2026

È possibile una pianificazione urbana che abbracci la logica della riparazione come azione politica che abbia come effetto il riscatto dello spazio pubblico, come terreno di apprendimento collettivo e supporto ad un modello di produzione e consumo non votato al profitto ma piuttosto al bisogno e alla condivisione?

Riparare è di tendenza, anche se non una pratica routinaria e quotidiana. Quanti di noi hanno il tempo di riparare o vogliono prendersi il tempo per imparare a farlo? Eppure, sono sempre crescenti le iniziative locali e della cittadinanza che, per ridurre la produzione di rifiuti e contrastare l’obsolescenza programmata e psicologica, promuovono la riparazione. Progetti come Repair Café e RestartParty vedono volontari impegnati nella condivisione di tecniche e conoscenze destinate alla cura, manutenzione e recupero di prodotti di consumo giornaliero, dal tessile all’elettronico, valorizzando competenze che sembravano smarrite nell’arco delle ultime generazioni. Grazie al movimento internazionale per il diritto alla riparazione, questa ha intercettato negli ultimi anni sia gli ambiti culturali e tradizionali delle comunità e dei luoghi, che l’innovazione e il design della grande produzione industriale.
Ci sono voluti circa trent’anni dall’inizio delle prime pratiche di obsolescenza programmata introdotte dalle grandi imprese americane (e.g., Ford a General Electric), sin dagli anni Venti del secolo scorso (Perzanowski, 2022), prima che gruppi di cittadini si organizzassero, a partire dagli anni Cinquanta, imparando innanzitutto a riconoscere gli ostacoli posti alla riparazione sin dal disegno del prodotto per contrastarli. Ci sono voluti molti più anni, una crisi ecologica globale (ancora sottovalutata), prima che l’Unione Europea adottasse una direttiva per promuovere il diritto alla riparazione nel 2024.
In questo editoriale discutiamo le potenzialità trasformative, a partire dalla Direttiva Europea 2024/1799, ragionando sulle possibilità di una concezione collettiva, piuttosto che privatistica, del diritto a riparare, che impari dalla teoria e dalla pratica di un altro ambito di sperimentazione sociale, quale quello del diritto alla città e della città come bene comune.
In particolare, ci interessa esplorare un diritto collettivo a riparare, concepito sia in direzione verticale che nei rapporti orizzontali, da un lato potenziale strumento per superare alcuni degli ostacoli alla realizzazione individuale dello stesso diritto e, dall’altro, fattore propulsore dell’istituzionalizzazione delle pratiche collettive di recupero dello spazio urbano, come bene comune.

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Per la prima volta possiamo ammirare come respira una pianta: la scienza è riuscita a filmare (e misurare) lo scambio di gas delle foglie

26 Settembre 2026

Una nuova tecnologia osserva gli stomi vivi del mais mentre misura CO2 e acqua, avvicinando laboratorio e agricoltura di precisione

Indice

  • Vedere gli stomi mentre la foglia scambia gas
  • Il machine learning segue decine di minuscole aperture
  • Perché può essere utile contro la siccità
  • Una piccola finestra sul rapporto tra piante e clima

Una foglia di mais sotto il microscopio, decine di minuscole aperture che si allargano e si restringono e, nello stesso istante, strumenti che misurano quanta anidride carbonica entra e quanta acqua se ne va. Per la prima volta i ricercatori dell’Università dell’Illinois Urbana-Champaign sono riusciti a seguire in tempo reale il comportamento degli stomi collegandolo direttamente agli scambi gassosi della foglia.

Il sistema si chiama Stomata In-Sight ed è descritto in uno studio pubblicato su Plant Physiology. In pratica permette di vedere quelle minuscole “bocche” vegetali mentre fanno ciò che le piante fanno continuamente: cercare un equilibrio tra la CO2 necessaria alla fotosintesi e l’acqua che rischiano di perdere ogni volta che aprono la porta.

Gli stomi sono pori microscopici presenti sulla superficie delle foglie. Quando si aprono, l’anidride carbonica può entrare nei tessuti vegetali; contemporaneamente, però, esce vapore acqueo. La pianta deve quindi regolare di continuo quelle aperture in base alla luce, alla temperatura, all’umidità e alla concentrazione di CO2. Una trattativa microscopica che dura praticamente tutta la giornata.

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PFAS, un nuovo studio italiano ha scoperto come possono interferire con la tiroide e con gli ormoni nel cervello

13 Settembre 2026

pfas tiroide

Un nuovo studio italiano ha acceso i riflettori su un possibile doppio effetto dei PFAS sugli ormoni tiroidei. La ricerca ha scoperto due meccanismi attraverso cui queste sostanze possono interferire con il loro normale funzionamento

I PFAS sono da tempo sotto la lente della comunità scientifica per i loro possibili effetti sulla salute. Ora una ricerca italiana ha approfondito il loro possibile impatto sulla funzione tiroidea e sul trasporto degli ormoni tiroidei nelle cellule, un meccanismo particolarmente importante anche per il cervello.

Il lavoro, pubblicato sulla rivista Environmental Pollution, è stato condotto da ricercatori dell’Università di Pisa, dell’Azienda ospedaliero-universitaria pisana e dell’Università di Pavia nell’ambito di un progetto PRIN 2022 dedicato agli effetti dei distruttori endocrini sulla tiroide e sull’azione degli ormoni tiroidei nel cervello.

Per capire meglio questi possibili effetti, il team ha studiato due PFAS, PFOA e PFHxA, utilizzando due diversi tipi di cellule. Il primo esperimento serviva a verificare se interferissero con la capacità delle cellule di assorbire lo iodio, indispensabile alla tiroide per produrre gli ormoni. E in effetti, in presenza di entrambi i PFAS, le cellule hanno assorbito meno iodio.

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L’antimicrobico-resistenza è una “pandemia silenziosa”

13 Settembre 2026

L’ANTIMICROBICO-RESISTENZA STA RIDUCENDO L’EFFICACIA DI FARMACI ESSENZIALI E RENDE PIÙ DIFFICILI DA TRATTARE INFEZIONI CHE PER DECENNI SONO STATE CONTROLLATE CON GLI ANTIBIOTICI. RINO RAPPUOLI, DIRETTORE SCIENTIFICO DELLA FONDAZIONE BIOTECNOPOLO DI SIENA, L’HA DEFINITA UNA “PANDEMIA SILENZIOSA”: PER CONTRASTARLA NON BASTA SCOPRIRE NUOVI FARMACI, MA SERVONO PREVENZIONE, VACCINI, DIAGNOSI RAPIDE, SORVEGLIANZA E UN APPROCCIO ONE HEALTH CHE CONSIDERI INSIEME SALUTE UMANA, ANIMALE E AMBIENTE.

Antimicrobico-resistenza, Rappuoli: una “pandemia silenziosa” che richiede più prevenzione

Per decenni abbiamo considerato gli antibiotici quasi come una certezza. Un’infezione batterica poteva essere diagnosticata e, nella maggior parte dei casi, controllata grazie a medicinali che hanno cambiato radicalmente la storia della medicina.

Oggi quella certezza non può più essere data per scontata. I batteri evolvono e possono acquisire caratteristiche che permettono loro di sopravvivere ai farmaci utilizzati per combatterli. Quando queste resistenze si diffondono, terapie fino a quel momento efficaci possono diventare meno affidabili o, nei casi più difficili, non funzionare più.

È questo il significato dell’allarme lanciato a Seul da Rino Rappuoli, direttore scientifico della Fondazione Biotecnopolo di Siena, intervenuto al 2nd Antimicrobial Resistance Symposium della Seoul National University.

«L’antimicrobico-resistenza è una pandemia silenziosa che avanza progressivamente e rischia di compromettere una delle più grandi conquiste della medicina moderna», ha affermato Rappuoli.

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Perché le case antiche restano più fresche d’estate (e cosa possono insegnare agli edifici moderni)?

29 Luglio 2026

Muri spessi, persiane e ventilazione notturna rallentano il caldo: le case antiche conservano lezioni preziose per gli edifici moderni d’estate

Indice

  • I muri spessi rallentano il viaggio del caldo
  • Finestre piccole e persiane fermano il sole prima che entri
  • Perché alcune case moderne diventano un thermos
  • La lezione delle vecchie case

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Perché il “ha sempre fatto caldo” è un gigantesco bluff

18 Luglio 2026

Le bufale storiche e la fisica spiegano perché l'estate del 2026 non ha nulla a che vedere con il passato. Non è una questione di opinioni, ma di termodinamica

Indice

  • Annibale, i vichinghi e la disinformazione
  • Il grande business del dubbio
  • La trappola dell’energia nelle città

L’espressione risuona puntuale nei bar, in spiaggia, sui social: “Ha sempre fatto caldo, ricordate il 1976? E il 2003?“. Un’argomentazione nostalgica che confonde la meteorologia con il clima, trattando l’atmosfera come un semplice termometro lineare. Peccato che nemmeno l’atmosfera tenga conto delle chiacchiere da ombrellone: il clima è un sistema complesso in cui piccoli incrementi delle temperature globali modificano drasticamente la frequenza e l’intensità degli eventi estremi, ondate di calore comprese.

L’ondata di calore che ha investito l’Europa occidentale a giugno 2026 ne è la prova. Secondo lo studio del World Weather Attribution (WWA), guidato da Theodore Keeping dell’Imperial College di Londra, un evento di questa portata sarebbe stato praticamente impossibile cinquant’anni fa. Persino rispetto alla storica estate del 2003, i picchi diurni simili sono oggi dieci volte più probabili, e le temperature notturne oltre cento volte. Il termometro non oscilla più in modo naturale: il dado è palesemente truccato.

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Torri del Vento (Badgir): come l’ingegneria persiana raffresca casa di 10°C senza elettricità

19 Giugno 2026

Dall’antica architettura bioclimatica persiana alle applicazioni moderne, il Badgir combina ventilazione naturale passiva e raffrescamento evaporativo per un comfort termico sostenibile ed efficiente.

termometro sulla spiaggia

Prima dell’avvento dell’aria condizionata, nelle aree aride del deserto iraniano si viveva al fresco grazie ad un’idea di architettura bioclimatica straordinariamente efficace: le Torri del Vento, conosciute in persiano come badgir. Queste alte strutture non sono semplici ornamenti storici, ma sistemi ingegneristici di ventilazione naturale passiva e raffrescamento evaporativo passivo capaci di abbassare la temperatura interna di decine di gradi rispetto all’esterno pur non utilizzando elettricità.

Il badgir è essenzialmente una “ciminiera” verticale suddivisa in setti, aperta sui quattro lati per intercettare il vento e sfruttare differenze di pressione e di temperatura tra interno ed esterno. La sua struttura cattura l’aria fresca in quota, dove è più veloce e pulita, e la convoglia verso il basso grazie alla pressione positiva. Mentre sul lato opposto la creazione di una depressione, un effetto Venturi naturale, estrae l’aria calda stagnante dall’interno e la spinge verso l’esterno.

Quando alla base della torre è presente una vasca d’acqua, l’aria secca che vi passa si umidifica ed evapora, subendo un ulteriore calo di temperatura. Si possono infatti raggiungere diminuzioni di circa 10–12 °C rispetto alle condizioni esterne, senza alcuna energia elettrica.

Queste idee di controllo climatico naturale non sono rimaste confinate all’antichità. Architetti come Hassan Fathy, noto per il suo impegno nel recupero di tecniche vernacolari e nel progettare con l’energia naturale come risorsa primaria, hanno studiato e valorizzato sistemi di ventilazione e raffrescamento passivo come parte integrante di un pensiero progettuale sostenibile per i climi caldi e aridi.

INDICE DEI CONTENUTI

  • Fisica dei fluidi: perché l'aria si muove da sola
    • Pressione vs Depressione
    • La notte e il giorno
  • Applicazioni moderne: dal deserto alla città
    • L'esempio del Qatar University Building
    • Badgir 2.0: alluminio e sensori
    • Infografica Tecnica: "Il Respiro della Casa"
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Le zanzare hanno imparato a riconoscere il repellente più usato ed è per questo che ti pungono lo stesso

10 Giugno 2026

Uno studio su Aedes aegypti suggerisce che il DEET possa perdere forza quando le zanzare imparano a riconoscerne l’odore

Indice

  • Lo spray non cancella il problema
  • Le zanzare non sono macchinette
  • Come usarlo senza farsi fregare

Lo spray finisce spesso vicino alle chiavi di casa, agli occhiali da sole, al caricatore del telefono. Lo prendiamo prima di uscire, lo spruzziamo sulle gambe, sulle braccia, magari anche un po’ in aria come se bastasse creare una nuvoletta chimica tra noi e l’estate. Poi arrivano loro. Le zanzare. Minuscole, ostinate, con quella vocazione al disturbo che nessun condominio ha mai saputo eguagliare.

Da decenni il DEET è uno dei principi attivi più usati nei repellenti antizanzare. La sigla sta per N,N-dietil-meta-toluamide, un composto sviluppato negli anni Quaranta e impiegato ancora oggi in spray, lozioni e altri prodotti contro insetti pungitori. Le autorità sanitarie continuano a considerare i repellenti registrati ed usati secondo etichetta uno strumento efficace per ridurre le punture; tra gli ingredienti indicati ci sono DEET, picaridina, IR3535, PMD o olio di eucalipto limone formulato e 2-undecanone. Il punto, però, sta nel modo in cui questi prodotti entrano nella vita reale: sudore, caldo, acqua, pelle scoperta, riapplicazioni dimenticate, concentrazioni ormai basse. Il CDC ricorda che la durata della protezione  varia molto e che, quando si ricomincia a essere punti, il prodotto va riapplicato rispettando sempre le istruzioni in etichetta.

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