La Banca mondiale e altre nove banche multilaterali di sviluppo (MDB) hanno pubblicato il Joint MDB Water Security Financing Report 2024. Secondo cui molti paesi devono affrontare significative carenze di finanziamenti nel settore, in particolare nell’Africa subsahariana e in contesti fragili. Circa 2,2 miliardi di persone in tutto il mondo non hanno ancora accesso a servizi di approvvigionamento idrico potabile gestiti in modo sicuro secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Per raggiungere gli Obiettivi di sviluppo sostenibile, la spesa dovrebbe aumentare drasticamente.
Un nuovo studio che ha analizzato oltre 140 ricerche precedenti è arrivato ad una conclusione chiara: chi beve abitualmente acqua minerale in bottiglia ingerisce molte più microplastiche rispetto a chi consuma acqua del rubinetto
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Le microplastiche sono frammenti invisibili che purtroppo nel corso degli ultimi decenni si sono diffuse ovunque: nell’aria che respiriamo, negli alimenti che portiamo in tavola e anche nell’acqua che beviamo ogni giorno. Non tutte le fonti, però, sono uguali, e recenti studi hanno evidenziato come alcune scelte comuni possano aumentare notevolmente l’esposizione.
In particolare, chi sceglie l’acqua minerale in bottiglia, spesso percepita come più sicura rispetto a quella del rubinetto, è esposto a quantità significativamente maggiori di microplastiche: in media, chi la consuma abitualmente ingerisce fino a 90mila particelle di plastica in più ogni anno. Questo dato scioccante emerge dalla revisione condotta da un team di ricercatori della Concordia University di Montreal, pubblicata sulla rivista scientifica Journal of Hazardous Materials.
Un incremento del 5% della copertura arborea urbana potrebbe evitare circa 5mila decessi l’anno in Europa grazie alla riduzione degli inquinanti atmosferici. Una copertura del 30% garantirebbe benefici ancora maggiori, fino a 12mila morti in meno. I dati arrivano da uno studio internazionale con il contributo di ENEA, pubblicato su The Lancet Planetary Health, che ha analizzato 744 città in 36 Paesi nell’ambito del progetto europeo LIFE Airfresh
Secondo la ricerca, le polveri sottili, il biossido di azoto e l’ozono restano tra i principali fattori di rischio per la salute urbana. La coordinatrice del progetto per ENEA, Alessandra De Marco, ha spiegato che aumentare la presenza di alberi in città produrrebbe effetti positivi multipli: miglioramento della qualità dell’aria, mitigazione delle ondate di calore, conservazione della biodiversità e incremento del benessere collettivo.
Da grande consumatore d’acqua, l’Intelligenza Artificiale (IA) può diventare alleato prezioso per il suo uso efficiente e sostenibile. Se l’Ue chiede da tempo una svolta sostenibile del mondo digitale, in particolare dei data center, Daniel Fauser di Swisscanto propone quattro casi concreti in cui l’IA può fare davvero la sua partecontro lo spreco d’acqua.
L’iper-connessione nel web e l’intenso uso di tecnologia sono tra i principali consumatori di energia e, soprattutto, di acqua. Sotto attenta osservazione degli scienziati e delle istituzioni internazionali (Ue compresa) sono finiti soprattutto i data center, ovvero i potenti calcolatori che garantiscono il funzionamento costante di tutte le apparecchiature informatiche, così come dei sistemi, delle reti e dei servizi, generando informazione h24 e tenendo connessa l’umanità.
Secondo i più aggiornati dati dell’Agenzia Internazionale per l’Energia, se i data center rappresentano circa l’1% del consumo elettrico globale, i loro stessi sistemi di raffreddamento tramite acqua rappresentano oltre il 40% del loro consumo energetico. Un trend in costante crescita, trainato principalmente dalla crescente domanda di servizi basati sull’Intelligenza Artificiale (IA), come abbiamo già raccontato da queste pagine. Un tema non da poco, considerato che la sete di acqua continua a crescere e secondo l’Agenzia europea dell’ambiente (AEA), circa il 20% del territorio europeo e il 30% della popolazione sono colpiti ogni anno da stress idrico.
Il Rapporto SNPA “Il clima in Italia nel 2024” illustra i principali elementi che hanno caratterizzato il clima nel corso del 2024 e le variazioni del clima in Italia negli ultimi decenni, anche nel contesto climatico globale ed europeo, analizzando i valori medi e i trend delle principali variabili idro-meteo-climatiche e i loro valori estremi. Inoltre, fornisce approfondimenti sul clima a scala nazionale, regionale e locale, e sugli aspetti e sugli eventi idro-meteorologici e meteo-marini più rilevanti e più critici che si sono verificati nel corso dell’anno.
Un’indagine condotta nel Regno Unito ha rivelato la presenza di pesticidi tossici nei prodotti per il ciclo mestruale, in particolare è stato trovato glifosato in concentrazioni fino a 40 volte superiori al limite legale per l’acqua potabile.
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Ogni donna che ha il ciclo mestruale utilizza in media 11.000 prodotti monouso nel corso della propria vita. Eppure, nonostante questo uso intensivo e prolungato, l’impatto sulla salute delle sostanze chimiche che contengono rimane ancora largamente ignorato o sottovalutato.
Ma è un grave errore, dato che assorbenti, tamponi e salvaslip possono contenere pesticidi, metalli pesanti e PFAS.
È online l’edizione 2025 del Circularity gap report, ovvero l’aggiornamento del documento indipendente che dal 2012 fa il punto sul tasso di circolarità nella gestione dei materiali a scala mondo, grazie al più ampio data base informativo oggi disponibile, che raccoglie dati da oltre 90 nazioni, 350 città e oltre 1,000 operatori economici.
Il report descrive lo stato del flusso di materia a livello globale, sulla base di un impianto metodologico molto interessante, e in parte diverso da quello utilizzato da Eurostat per i suoi Circular economy index.
Uno studio dell’Universidad Mayor del Cile ha esplorato la fattibilità dell’uso della nebbia come risorsa idrica alternativa negli insediamenti urbani aridi.
L’acqua della nebbia ha il potenziale per servire come efficace fonte d’acqua alternativa per le popolazioni che non hanno accesso all’acqua potabile da una fonte pubblica e per attività come l’irrigazione di spazi verdi urbani, il consumo umano e l’agricoltura idroponica.
Ma servono adeguate strategie di gestione dell’acqua da fonti non convenzionali e l’incorporazione dell’acqua atmosferica nelle politiche cittadine locali.
Il mese di marzo del 2025 è stato caratterizzato da notevoli afflussi di polveri del Sahara che hanno raggiunto l’Italia, con ripercussioni sulla qualità dell’aria anche in Campania. In particolare sono stati contraddistinti da questo fenomeno i periodi 7-8 marzo, 10-15 marzo e 22-26 marzo.
Anche grazie al supporto dei prodotti Cams (Copernicus Atmosphere Monitoring Service), che forniscono mappe previsionali di modellistica meteo-ambientale (figg. 1 e 2 – mappe previsionali estratte dal sito Copernicus
15 e 24 marzo 2025), Arpa Campania ha seguito con la propria rete di monitoraggio della qualità dell’aria, ora per ora, questi eventi che hanno comportato una significativa alterazione delle condizioni ambientali.
Uno studio condotto da ricercatori dell’Alma Mater Studiorum di Bologna e della Libera Università di Bolzano ha stimato, grazie all’intelligenza artificiale e a dati satellitari, quanta foresta è stata distrutta in Ucraina a causa della guerra. “La spesa economica per rimpiazzare le funzioni ecosistemiche che stanno andando perse potrebbe essere inestimabile”.
“La lunga guerra in Ucraina ha provocato pesanti conseguenze ambientali oltre all’enorme tributo umano. Tra queste, spicca la perdita di foreste” scrivono i ricercatori dell’Alma Mater Studiorum di Bologna e della Libera Università di Bolzano autori di uno studio che ha stimato, con l’80% di affidabilità, la superficie forestale perduta in Ucraina a causa degli eventi bellici seguenti all’invasione russa– che, speriamo tutti, avranno presto una tregua. Per la stima è stata impiegata intelligenza artificiale (AI) applicata ad immagini satellitari.
Lo studio pubblicato sulla rivista “Global Ecology and Conservation” e firmato da Roberto Cazzolla Gatti, Rocío Beatriz Cortés Lobos, Duccio Rocchini dell’Alma Mater Studiorum di Bologna e Michele Torresani della Libera Università di Bolzano ha stimato una perdita di 807,56 km² di foreste nel 2022 (quasi 4 volte l’Isola d’Elba, per capirci) e 771,81 km² nel 2023 (circa tre volt l’Elba), concentrata per il 65,8% nelle regioni più colpite dal conflitto (Donetsk, Kharkiv, Kherson, Kyiv, Luhansk). Il motivo di questa perdita, ricostruiscono i ricercatori, va attribuito principalmente agli incendi causati dai combattimenti e al relativo deterioramento degli ecosistemi.