Castaldi: «Può trasformare la plastica difficile da riciclare in una moltitudine di materie prime ad alto valore, riducendo la necessità di risorse fossili e limitando l'impatto ambientale della gestione dei rifiuti»
Man mano che molteplici tecnologie di riciclo chimico vanno affacciandosi (anche) nel nostro Paese, si moltiplicano anche gli studi in merito alla loro sostenibilità ambientale.
Si tratta di tecnologie come depolimerizzazione chimica, pirolisi, gassificazione, cracking, etc, in grado di valorizzare rifiuti difficilmente riciclabili a livello meccanico – come gli imballaggi plastici misti, tipo plasmix –, finora destinati ad essere bruciati o smaltiti in discarica.
Il riciclo chimico permette invece di spezzare la struttura chimica di questi rifiuti nei loro elementi costituenti – come carbonio, idrogeno e ossigeno – per re-impiegarli nella realizzazione di nuovi prodotti o carburanti sostenibili (in quest’ultimo caso si parla di recupero chimico).







Mentre la seconda potenza manifatturiera d’Europa – ovvero l’Italia – frena sull’economia circolare, la prima accelera tracciando una rotta che potrebbe fornire più di un’indicazione utile allo sviluppo sostenibile nel nostro Paese.









