Gestire i rifiuti è meno caro al Nord (in media 258 euro), segue il Centro (304 euro), infine il costoso Sud (349 euro)
Sebbene il costo medio della Tari in Italia sia pari a 300€ per una famiglia di tre persone che abita in una casa di 100 mq, le diseguaglianze a livello nazionale sono notevolissime. Un esempio valga su tutti: tra il Trentino Alto Adige e la Campania ci corrono oltre 200 euro di differenza. Con il primo fermo a 193 euro l’anno, peraltro con un leggero dell’1.4%, e la seconda a quota 419. I dati sono forniti dall’Osservatorio prezzi e tariffe di Cittadinanzattiva, ma oltre ai numeri sarebbe importante capirne la ratio.
Iniziamo dai dati: in un panorama nazionale in cui la tariffa resta invariata, a livello territoriale – snocciola Cittadinanzattiva – si registra un incremento in dieci regioni: Molise (+4,3%), Calabria (+3,4%), Umbria (+2,8%), Liguria (+2%), Lazio (+1,9%), Marche (+1,7%), FVG (+1,6%), Trentino Alto Adige (+1,4%), Toscana (+0,8%), Piemonte (+0,7%); tariffe in diminuzione in sei: Abruzzo (-2,8%), Veneto (-2,2%), Sardegna (-1,5%), Sicilia (-1,4%), Puglia (-0,8%) e Campania (-0,4%). La spesa resta invariata in quattro regioni: Basilicata, Emilia Romagna, Lombardia e Valle d’Aosta. Catania – prosegue lo studio – è il capoluogo di provincia più costoso (504€ stabile sul 2019), Potenza il più economico (121€). Rispetto ai 112 capoluoghi di provincia esaminati, sono state riscontrate variazioni in aumento (rispetto al 2019) in 30 capoluoghi, situazioni di stabilità in 27 e variazioni in diminuzione in 11. A Crotone l’incremento più elevato (+14,1%), a Venezia la diminuzione più consistente (-16,2%).


















