
Invitiamo tutti a leggere lo stesso libro, selezionato tra quelli segnalati dai nostri soci, dandoci il tempo necessario a leggerlo e meditarlo.
Successivamente, sotto la guida di un moderatore, esprimiamo le nostre opinioni sui contenuti proposti, che possono essere condivisi o meno, motivando i nostri pareri, esternando i sentimenti che il libro ha suscitato.
In considerazione del particolare momento che stiamo vivendo a causa della pandemia da virus COVID-19 abbiamo selezionato un solo testo e ci diamo tempo fino al 31 dicembre per organizzare l’incontro Gruppo di Lettura ISEA ODV.
Ecco il libro: STORIE DELL'ARCOBALENO
Che la letteratura permetta di vivere non solo la propria, ma mille vite è un’affermazione che – per abuso e per rispetto – non è più consustanziale a Umberto Eco, ma ricade nel dominio di aforismi.it. Ci credono più le borse dei libri. Infatti, l’autofiction, genere prediletto dei tempi di una guerra di tutti contro tutti dell’unica vita pensabile, fa carcere, fa marketing e fa leggenda. Ma occorre continuare, dimostra William T. Vollmann nelle Storie dell’Arcobaleno (minimum fax, traduzione di Cristiana Mennella) dove le vite altrui sono di “skinhead, pazienti di radiologia, puttane, innamorati, feticisti e altre anime perse”: lo spettro di una totalità. Vollmann si chiede: si può parlare di vite diverse dalla propria? La risposta è no. Provandoci, è possibile fare del bene? Di nuovo, no. Come spiegarsi la repulsione che i colori dell’arcobaleno hanno l’uno per l’altro? La risposta è boh. Si è detto che Vollmann scriva per perdonarsi una colpa irrimediabile o per salvare il mondo; sa di non potere e come per un castigo, o in un sottoprodotto alchemico, la sua pagina trasuda qualcosa di amorale, sbagliato, eccessivo, deforme, qualcosa di mostruoso, ma la grazia dei suoi fallimenti è molto più di quanto chiediamo ai nostri successi. (Gianluca Catalfamo)










