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Così la CO2 emessa dai rifiuti urbani si trasforma in detersivi ecologici per la casa: il progetto europeo

Un progetto europeo cattura la CO2 di inceneritori e depuratori e la trasforma in detergenti, concia e recupero dei metalli

Le città si tengono in piedi anche grazie a impianti che nessuno ama guardare. Gli inceneritori bruciano quello che resta dei rifiuti, i depuratori trattano l’acqua sporca che sparisce dagli scarichi. Servono ogni giorno, e ogni giorno liberano CO2. Per anni quel carbonio ha seguito la sua strada più ovvia, verso l’atmosfera. Il progetto europeo WaterProof prova a deviarlo e a dargli una seconda vita: catturarlo, lavorarlo con elettricità rinnovabile e trasformarlo in una sostanza utile dentro prodotti comuni. Il programma è partito il 1° giugno 2022, si chiude il 31 maggio 2026 e dispone di un budget di 9,2 milioni di euro.

L’idea nasce da un paradosso molto semplice. Due servizi urbani essenziali restano tra le fonti di emissione più difficili da alleggerire. L’incenerimento dei rifiuti e il trattamento delle acque reflue servono alla salute pubblica, all’igiene, alla vita quotidiana delle città. Proprio per questo continuano a produrre CO2. Dentro WaterProof quel gas smette di essere soltanto uno scarto e diventa materia da trattenere più a lungo dentro l’economia circolare.

Il cuore del progetto sta in una conversione elettrochimica descritta dagli stessi ricercatori come una delle più semplici da ottenere: alla CO2 catturata si applica corrente elettrica in una cella dedicata e da quel passaggio esce acido formico. La sostanza finale coincide con quella ottenuta dai processi convenzionali, ma qui cambia l’origine del carbonio e si riduce la dipendenza dalle materie prime fossili, perché il processo usa elettricità rinnovabile e CO2 recuperata da rifiuti e acque reflue.

L’acido formico prodotto in questo modo svolge lo stesso lavoro di quello già presente nella chimica industriale. Jongerius lo dice in modo netto: “It’s the same molecule”. In pratica, il carbonio uscito da un camino o da un impianto di depurazione può rientrare in casa sotto un’altra forma, con la stessa efficacia e con un’impronta diversa.

Dalla corrente elettrica ai prodotti di tutti i giorni

Il primo approdo è il più facile da immaginare. Il progetto testa l’acido formico ricavato dalla CO2 in detergenti ecologici per il wc e per le superfici. Qui la storia smette di sembrare lontana e prende una piega domestica, quasi banale nel senso buono del termine. Il carbonio catturato da un impianto urbano entra in un liquido per la pulizia, finisce sotto il lavello, torna nello scarico.

L’altro uso concreto porta molto più a nord, in Islanda. WaterProof lavora con Nordic Fish Leather, azienda che usa pelle di pesce come alternativa più leggera e più sostenibile rispetto alla pelle bovina. Anche qui entra in gioco l’acido formico ottenuto dalla CO2 catturata, impiegato nella concia. Il risultato lega insieme tre mondi che di solito restano separati: gestione dei rifiuti urbani, chimica e materiali di consumo.

Dalle ceneri ai metalli da recuperare

C’è un terzo fronte, meno immediato e forse ancora più interessante. Lo stesso acido formico serve a produrre solventi eutettici profondi acidi, liquidi a bassa tossicità che aiutano a recuperare materiali preziosi dai flussi di scarto. Il progetto li usa per lavorare su fanghi e ceneri d’incenerimento, dove finiscono metalli importanti come rame, litio, cobalto e perfino piccole quantità di oro. HVC già recupera una parte dei metalli con separazioni meccaniche, però ottiene miscele meno pregiate. Questi nuovi solventi puntano a una separazione più precisa, metallo per metallo.

Qui il progetto mostra il suo lato più concreto. Il carbonio catturato serve a fare detergenti e materiali, poi torna utile anche per recuperare altre risorse dagli scarti che restano sul fondo. Le ceneri dell’incenerimento e i fanghi del trattamento delle acque contengono materiali critici per batterie, elettronica e transizione energetica. Tirarli fuori bene vuol dire aumentarne il valore e ridurre una parte della dipendenza da materie prime vergini.

Per anni quella CO2 è andata in aria e fine. Adesso qualcuno prova a rimetterle addosso un lavoro: detergenti, pelle di pesce, recupero di metalli dalle ceneri. Il resto lo diranno i conti e gli impianti veri.

Ilaria Rosella Pagliaro

Fonte: European Commission

Fonte: greenme