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PFAS, un nuovo studio italiano ha scoperto come possono interferire con la tiroide e con gli ormoni nel cervello

pfas tiroide

Un nuovo studio italiano ha acceso i riflettori su un possibile doppio effetto dei PFAS sugli ormoni tiroidei. La ricerca ha scoperto due meccanismi attraverso cui queste sostanze possono interferire con il loro normale funzionamento

I PFAS sono da tempo sotto la lente della comunità scientifica per i loro possibili effetti sulla salute. Ora una ricerca italiana ha approfondito il loro possibile impatto sulla funzione tiroidea e sul trasporto degli ormoni tiroidei nelle cellule, un meccanismo particolarmente importante anche per il cervello.

Il lavoro, pubblicato sulla rivista Environmental Pollution, è stato condotto da ricercatori dell’Università di Pisa, dell’Azienda ospedaliero-universitaria pisana e dell’Università di Pavia nell’ambito di un progetto PRIN 2022 dedicato agli effetti dei distruttori endocrini sulla tiroide e sull’azione degli ormoni tiroidei nel cervello.

Per capire meglio questi possibili effetti, il team ha studiato due PFAS, PFOA e PFHxA, utilizzando due diversi tipi di cellule. Il primo esperimento serviva a verificare se interferissero con la capacità delle cellule di assorbire lo iodio, indispensabile alla tiroide per produrre gli ormoni. E in effetti, in presenza di entrambi i PFAS, le cellule hanno assorbito meno iodio.

Il secondo esperimento riguardava invece la T3, uno dei principali ormoni prodotti dalla tiroide. Per poter svolgere la sua funzione, la T3 deve entrare nelle cellule e uno dei “trasportatori” che la aiutano a farlo è MCT8. I ricercatori hanno osservato che anche questo passaggio veniva ostacolato dai PFAS, le cellule assorbivano infatti meno T3.

Per entrambi i test in vitro, le cellule sono state esposte a concentrazioni crescenti di PFOA e PFHxA e i ricercatori hanno verificato anche che le sostanze non provocassero la morte delle cellule. È emerso inoltre che, soprattutto nel caso del PFHxA, l’effetto non aumentava semplicemente all’aumentare della dose: a determinate concentrazioni la risposta poteva cambiare, un comportamento noto negli studi sulle sostanze che interferiscono con il sistema endocrino.

In sostanza, gli esperimenti hanno individuato due possibili punti di interferenza: i PFAS studiati possono ostacolare l’ingresso dello iodio necessario alla produzione degli ormoni tiroidei e, separatamente, possono rendere più difficile l’ingresso della T3 nelle cellule.

Perché questo studio è importante

La tiroide produce ormoni fondamentali per numerose funzioni dell’organismo e, durante lo sviluppo, gli ormoni tiroidei hanno un ruolo cruciale anche nella maturazione del sistema nervoso. Il secondo risultato dello studio, relativo al trasporto della T3 attraverso MCT8, è quindi particolarmente interessante anche in questo contesto. I ricercatori sottolineano infatti la possibile rilevanza di questi meccanismi per comprendere meglio gli effetti dei PFAS, comprese le eventuali conseguenze nelle fasi più delicate dello sviluppo.

Nel comunicato dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Pisana si legge:

Lo studio, intitolato “A double endocrine-disrupting effect of PFAS on intra- and extra-thyroid targets: inhibition of iodide uptake and interference with MCT8-mediated T3 transport in vitro”, condotto attraverso modelli cellulari in vitro sotto il coordinamento di Massimo Tonacchera, professore associato di Endocrinologia all’Università di Pisa (Dipartimento di Medicina clinica e sperimentale) in servizio nell’Unità operativa di Endocrinologia 1 dell’Aoup, nell’ambito del progetto PRIN 2022 “The impact of endocrine dysruptors on thyroid cell metabolism, inflammation, cancer, and brain thyroid hormone action mediated by MCT8”, ha dimostrato infatti come questi contaminanti interferiscano sia con la captazione dello ioduro da parte della tiroide sia con l’ingresso dell’ormone tiroideo nei neuroni e nelle cellule gliali del cervello.

Gli scienziati sottolineano inoltre che:

sono emerse anche possibili correlazioni con lo sviluppo immaturo del cervello fetale durante la gravidanza o con possibili alterazioni neuropsicologiche durante l’età evolutiva nei neonati esposti a questi contaminanti, anche a basse concentrazioni.

Naturalmente saranno necessari ulteriori studi per confermare questi risultati e capire se i meccanismi osservati in laboratorio possano avere effetti rilevanti anche nell’organismo umano.

Cosa sono i PFAS

I PFAS, acronimo di sostanze per- e polifluoroalchiliche, sono una grande  famiglia di composti chimici utilizzati per le loro proprietà di resistenza all’acqua, ai grassi e al calore. Sono presenti o sono stati utilizzati in moltissimi prodotti e processi industriali e sono diventati una delle principali preoccupazioni per l’inquinamento ambientale perché molti di questi composti sono estremamente persistenti.

La loro diffusione nell’ambiente è particolarmente problematica perché possono contaminare acqua, suolo e catena alimentare e, per alcune sostanze, è stata documentata anche la capacità di accumularsi nell’organismo. Proprio per la loro persistenza e per i possibili effetti sulla salute, la comunità scientifica sta studiando sempre più attentamente il modo in cui possono interferire con diversi sistemi biologici, compreso quello endocrino.

Questo studio apre quindi una nuova pista di ricerca sugli effetti dei PFAS sul delicato equilibrio degli ormoni tiroidei. Capire meglio questi meccanismi sarà importante per stabilire se le interferenze osservate in laboratorio possano avere un ruolo anche nell’organismo e per valutare più a fondo l’impatto dell’esposizione a queste sostanze così persistenti.

Fonti: Azienda Ospedalierp Universitaria Pisana / Environmental Pollution 

Articolo a firma: Francesca Biagioli

Fonte: greenme.it