"Il Vesuvio all'improvviso esploderà con una potenza mai vista".

Il Vesuvio all'improvviso esploderà con una potenza mai vista". Una previsione sconvolgente quella del prof. Flavio Dobran della New York University, che non può passare inosservata e sotto silenzio. Viene la pelle d'oca a leggere l'ipotetico scenario che potrebbe venirsi a creare, e visto che nei secoli scorsi si sono verificate potenti eruzioni, capaci di fare migliaia di morti in uno scenario in cui la densità demografica era nettamente inferiore, c'è davvero poco da scherzare. 

Abbiamo cercato ulteriori notizie sul professore autore di questa apocalittica previsione, Flavio Dorban, descritto ovunque con un bravo professionista: aspetto che rende ancora più preoccupante la questione. Dobran ha redatto persino 2 libri sul Vesuvio. Delle sue previsioni ne parlano anche Silvestro Giannantonio e Aniello Sammarco in un lungo e articolato "Speciale Vesuvio" di cui consigliamo la lettura a coloro che vogliono approfondire la questione. 

Sarebbe opportuno - vista la gravità dello scenario ipotizzato dal prof. Dorban - che le istituzioni italiane - sia l'INVG che il governo - si esprimano sulla questione, riferendo ai cittadini: non possiamo credere che previsioni di questa gravità, provenienti da uno stimato docente universitario, siano passate inosservate, e sarebbe doveroso da parte delle istituzioni fornire delucidazioni ai cittadini,ma questo comporterebbe un'assunzione di responsabilità che sicuramente - visto la posta in gioco - eviteranno accuratamente. Molto strano anche il fatto che i mass media abbiano rinunciato in massa ad interessarsi di una questione con la quale i nostri "cacciatori di sensazionalismo" sempre a caccia di scoop sarebbero potuti andare a nozze, visto che il tema sicuramente suscita grande interesse nell'opinione pubblica, ed in particolare ai milioni di cittadini che vivono nell'area napoletana. Se ci fosse un parlamentare con le PALLE, sarebbe opportuno presentare un'interrogazione e chiedere spiegazioni in merito al premier e al ministro, costringendoli a prendere posizione. 

Alessandro Raffa per nocensura.com

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di seguito l'articolo diGianni Lannes per sulatestagiannilannes.blogspot.it 

Per l’Etna parlano da sole le immagini rabbiose diffuse dalle televisioni di mezzo mondo ad ogni eruzione. Nella vicina base Usa di Sigonella sono state accumulati ordigni atomici, in violazione del Trattato internazionale di non proliferazione nucleare. Che succederà? Altrettanto inquietanti, ma sottovalutate, sono le proiezioni riferite all’apparentemente tranquillo collega napoletano. Gli esperti si confrontano sull’eventualità di un’ora X per l’eruzione. Rischierebbero la vita almeno un milione e mezzo di persone nell’area napoletana. Ma è meglio non farlo sapere all’opinione pubblica. Vero presidente Monti? 

Previsione scientifica - Su di lui, però, ha le idee chiare il professor Flavio Dobran docente della New York University. Qual è la previsione dell’esperto americano? "All’improvviso il Vesuvio che sonnecchia dal 1944, esploderà con una potenza mai vista. Una colonna di gas, cenere e lapilli si innalzerà per duemila metri sopra il cratere. Valanghe di fuoco rotoleranno sui fianchi del vulcano alla velocità di 100 metri al secondo e una temperatura di 1000 gradi centigradi, distruggendo l’intero paesaggio in un raggio di sette chilometri, spazzando via strade e case, bruciando alberi, asfissiando animali, uccidendo forse un milione di esseri umani". Il tutto in appena 15 minuti.Uno scenario catastrofico? Semplicemente un’ipotesi documentata, frutto di accurati studi, da non sottovalutare. 

Con una sola incognita: il giorno in cui scatterà la terribile esplosione. "Questa purtroppo non possiamo prevederla - precisa il professor Dobran - Certo non sarà tra due settimane, però sappiamo con certezza che il momento del grande botto sia per l’Etna che però il Vesuvio, anche se è su quest’ultimo che i nostri test si sono soffermati con particolare attenzione. La conferma viene dalla storia: le eruzioni su larga scala arrivano una volta ogni millennio. Quelle su media scala una volta ogni 4-5 secoli. Quelle su piccola scala ogni 30 anni. Ebbene, l’ultima gigantesca eruzione su larga scala è quella descritta da Plinio il Vecchio: quella che il 24 agosto del 79 dopo Cristo distrusse Ercolano e Pompei uccidendo più di duemila persone. La più recente eruzione su media scala è quella del 1631, che rase al suolo Torre del Greco e Torre Annunziata, facendo 4 mila morti in poche ore". 

Il magma che alimenta il Vesuvio se ne sta tranquillo nel suo serbatoio profondo o sta risalendo? "E’ il magma che spinge e vuole salire a far tremare il suolo della Campania". La tesi è di un vulcanologo napoletano, il professor Giuseppe Luongo , ex direttore dell’Osservatorio Vesuviano, che non condivide la diagnosi rassicurante fatta da un suo collega, Paolo Gasparini che descrive il vulcano come "un cono edificato dai prodotti eterogenei delle eruzioni, poggiato su un basamento di calcare che inizia a 2-3 chilometri di profondità". Molto al di sotto, a circa 10 km, la tomografia sismica a tre dimensioni individua materiali fluidi, interpretati come il bacino magmatico che alimenta il vulcano. Nei limiti della tomografia, che non distingue masse inferiori a circa 300 metri di diametro, Gasparini precisa che "non si vedono altre sacche magmatiche sopra il bacino, cioè sopra i 10 km". Luongo contesta queste interpretazioni e avanza l’ipotesi, rilevante per le implicazioni di protezione civile, che potrebbero esistere canali di risalita già colmi di magma, senza interruzione, dal bacino profondo 10 km, fino alle parti più superficiali, con dimensioni al di sotto del potere risolutivo della tomografia. "Il magma, per risalire in superficie, non dovrà vincere la resistenza di rocce rigide che lo sovrastano per uno spessore di 10 km, al contrario potrebbe trovare una facile via di risalita lungo i percorsi già occupati da masse a temperature elevata". Questo scenario, aggiunge Luongo, "sarebbe compatibile con un quadro fenomenologico dei precursori meno appariscente di quello atteso". Analizzare il passato può servire allora a immaginare il futuro.

Ed è proprio ciò che ha fatto il vulcanologo statunitense, Dobran, progettando il simulatore vulcanico globale. Si tratta di un modello informatico in grado di ricostruire le passate eruzioni del Vesuvio, per descrivere quelle future. Oltre ai dati storici nel computer vengono inseriti anche quelli sullo stato attuale del vulcano: l’attività sismica più recente, le emissioni di gas, i cambiamenti dei campi magnetici. "Abbiamo cercato di riprodurre al computer l’eruzione del 79 - dice Dobran - E il simulatore vulcanico globale, dopo aver analizzato i dati, ha disegnato uno scenario infernale: appena 20 secondi dopo l’esplosione il fungo di gas e ceneri incandescenti ha già raggiunto i 3 mila metri di altezza, da dove collassa lungo i fianchi del cono. Un minuto dopo, la valanga ardente si trova già a due chilometri dal cratere. In tre minuti ha già raggiunto Ottaviano, Somma Vesuviana e Boscoreale. In quattro minuti sono spacciate Torre del Greco ed Ercolano. Sessanta secondi dopo è la volta di Torre Annunziata". E’ successo in passato, potrebbe accadere in futuro. Gli esperti ne sono sicuri, anche se il giorno esatto non lo conosce nessuno. 

Trivellazioni - Scavare una galleria sotterranea per spingere delle sonde fino alla caldera flegrea sotto il mare di Pozzuoli è considerato da molti altamente pericoloso. Il “Campi Flegrei Deep Drilling Project”, coordinato dall’ingegnere Giuseppe De Natale, costa 15 milioni di dollari e servirebbe a monitorare il rischio di terremoti ed eruzioni oltre che a studiare il bradisismo e a sfruttare l’energia del sottosuolo. Ma numerosi esperti mettono in guardia sugli effetti disastrosi che le trivellazioni potrebbero avere sul territorio. Gli ultimi avvertimenti in ordine di tempo provengono da due media americani, il “Popular Science” e la rivista scientifica “Nature”. Secondo entrambi le trivelle potrebbero incontrare sulla propria strada del magma sotto pressione, causando delle eruzioni e dei terremoti in tutta la zona intorno al Vesuvio. Clay Dillow, dalle pagine del Popular Science, si chiede se “il tentativo di difendere i Campi Flegrei, che nel mondo sono uno dei luoghi più a rischio di eruzioni vulcaniche, non possa addirittura peggiorare la situazione”.

Sulla questione si è espresso anche Benedetto De Vivo, ordinario di Geochimica ambientale alla Federico II di Napoli e consulente della procura sull’area dei Campi Flegrei. De Vivo ha inviato una lettera al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in cui ha sottolineato il rischio di effettuare le rilevazioni in prossimità di centri abitati come Bagnoli, allegando pubblicazioni su altri incidenti «clamorosi» avvenuti in Nuova Zelanda e Islanda. Il professor De Vivo ha sottolineato che degli esami nel territorio «sono possibili, si fanno, ma in zone disabitate e in questo caso sono inutili, perché sappiamo già tutto della caldera flegrea». I precedenti del Vesuvio non sono in effetti confortanti.

Napoli trema all'ombra del terremoto occulto

L'istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia con il suo fiore all'occhiello "l'osservatorio vesuviano" non pubblica i dati relativi alla magnitudo degli ultimi eventi sismici. You-ng ha telefonato per chiedere spiegazioni ma ad oggi nessuna risposta concreta. 

Tempo fa pubblicai un articolo sul BIG ONE, il grande terremoto che in Sicilia è atteso da oltre 400 anni. L'idea scaturiva dalle dichiarazioni di Martinelli, direttore Enea di Bologna, secondo cui il sisma dovrebbe verificarsi entro i prossimi 24 mesi.

Effettivamente Martinelli non ha proprio tutti i torti. E' vero che al sud ci si aspetta un terremoto di intensità medio-alta ormai da tempo. Quel che però sconcerta tutti, in particolar modo il popolo partenopeo, è la ferrea convinzione che, semmai dovesse succedere qualcosa nessuno sarebbe allertato. Una paura intima che per molti non trova fondamento. Per chi ha vissuto il terremoto del 1980 invece si tratta di una logica sensata. A confermarlo sono anche i continui sciami sismici che si avvertono nelle zone residenziali situate proprio sopra i canali magmatici.

Il 10 Marzo 2012 sono state registrate oltre 100 scosse in pochi minuti. L'istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia ne ha riportata soltanto una pubblicata sul sito non il 10 marzo, ma molto tempo dopo. C'è ancora chi, ignaro, dice: "ma non dovete preoccuparvi avete l'osservatorio vesuviano!". Così ci si tranquillizza e si consulta il sito web dell'INGV e… sorpresa! Tutte le scosse non vengono identificate nella magnitudo. Nelle note c'è scritto: "non supervisionato".

Chiamo a tal proposito l'INGV o, meglio, l'Osservatorio Vesuviano che dovrebbe tranquillizzarci e risponde un tecnico che in quel momento che non si era accorto dei ritardi nella pubblicazione della magnitudo. Chiedo una qualche spiegazione anche ipotetica, ma mi dice di non saper rispondere a domande simili nonostante queste fossero chiare e nette: "scusi ma un Istituto come il vostro non dovrebbe servire a monitorare per dare informazioni nel più breve tempo possibile?" e lui imbarazzato: "Si, si, lei ha ragione!". Così proseguo: "e come mai la magnitudo del 5 Luglio, ad oggi non è stata ancora indicata?". "Signora non lo so, grazie di avermelo fatto notare" e prosegue: "forse hanno scritto così perchè non è stato supervisionato dalla Commissione, ma è comunque strano". A questo punto intervengo io: "ma perchè c'è una commissione?". Lui risponde: "si i dati non sono inseriti meccanicamente ma manualmente attraverso una commissione che li analizza". A spaventarmi non erano le sue risposte quanto quel silenzio interminabile che intercorreva tra una domanda e l'altra. In alcuni momenti mi sono trovata nella situazione imbarazzante di dover ripetere la stessa domanda.

Poi arriva la notizia: Terremoto ad Ischia di 4.1. Si tratta di un'intensità di tutto rispetto. Il fatto che l'epicentro si trovasse in mare in realtà non è assolutamente rincuorante. Si tratta infatti di un aumento dell'attività magmatica generale. Napoli non vanta soltanto il "cannone dei cannoni" che riesce a spruzzare le sue ceneri per lunghissime distanze. Nel territorio partenopeo possiamo vantare un arco vulcanico molto ricco: ben 5 vulcani nell'area flegrea ed altri vulcani sottomarini. Come ciliegina sulla torta abbiamo il Vesuvio. Sul collegamento dell'attività magmatica dei vulcani flegrei con quella vesuviana il mondo dei vulcanologi è diviso in due.

Nel 2011 il Daily Mail pubblica uno studio che lancia l'allarme: il pericolo per l'Europa non è il Vesuvio capace di spruzzare le sue ceneri fino in Albania, ma la Caldera dei Campi Flegrei. Si tratta di un complesso vulcanico che ha già causato uno sciame sismico di altissima frequenza nel 2010/2011 e che ha aumentato notevolmente la sua attività proprio negli ultimi mesi. Adesso come risposta, quasi come se i due poli vulcanici fossero in collegamento (e in questo si potrebbe avvalorare la teoria di alcuni studiosi), anche il Vesuvio ha aumentato la sua attività.

Ma come mai l'INGV non riporta tutte le scosse avvertite? E come mai ne riporta sempre meno, non pubblicando nemmeno i dati sulla magnitudo? I dati vengono riportati sempre qualche giorno dopo l'evento sismico. In questo modo la stampa non ha più interesse a pubblicare notizie relative allo sciame sismico anche se si verifica un 3.3 che, in teoria, sarebbe degno di nota. Succede dunque che non si può proprio tacere solo quando si verifica un 4.1 come successo ad Ischia. Dinanzi ad un 4.1 infatti, nè la stampa ne l'INGV possono far silenzio. Se si tratta dunque di metodologie per placare la popolazione, dobbiamo dire che queste metodologie stanno per sortire gli effetti contrari. A Napoli qualcuno già parla di catastrofe ma noi non ci allarmiamo! A tutelarci sarà sicuramente l'INGV guidato da un Prof di ginnastica ed una porno star. Per gli eventi sismici di ieri però la magnitudo è ancora non disponibile… probabilmente le pagelle usciranno la settimana prossima quando, forse, riusciremo a parlare con un responsabile.

Ho voluto riportare questi due articoli di cui per il secondo consiglio di leggere i commenti (al link : http://www.you-ng.it/index.php?option=com_easyblog&view=entry&id=2160&I ) per le sostanziali lacune tecniche con cui è redatto, per portare al centro dell'attenzione quello che sta accadendo nelle sedi politiche all'ombra del "vulcano" più famoso, più attivo e pericoloso del mondo.

Vesuvio, meno vincoli nella zona rossa
«Possibile mettere in sicurezza le case»

di Daniela Spadaro

NAPOLI - Piano paesaggistico regionale: al testo del disegno di legge già varato dalla giunta Caldoro, che porta la firma dell’assessore Marcello Taglialatela, manca solo il placet dell’aula, dopo l’approvazione, ieri, in commissione bilancio e prima ancora in commissione urbanistica.

Un piano che avrà molteplici effetti sui territori, dalla rivisitazione dei vincoli alla compensazione ambientale, per finire alla sburocratizzazione e all’interazione con diversi livelli di pianificazione, dai Puc – piani urbanistici comunali – ai Ptcp, i piani territoriali provinciali. È di fatto la prima legge della Campania in materia, con un testo redatto insieme ai tecnici del ministero per i Beni Culturali e con le cinque soprintendenze provinciali. Gli effetti della «legge Taglialatela» saranno evidenti soprattutto nelle zone più sottoposte a vincoli, quelle finora completamente ingessate da normative rigide, come per esempio il divieto di abbattimento e ricostruzione di fabbricati esistenti nei diciotto comuni dell’area vesuviana e costiera compresi nella cosiddetta «zona rossa» normata nel 2003 dalla legge regionale 21.

«Ora saranno possibili adeguamenti alle norme antisismiche e ristrutturazioni, anche abbattimenti e ricostruzioni purché non comportino aumenti di volumetrie – dice l’assessore regionale all’urbanistica, Marcello Taglialatela – inoltre abbiamo previsto il divieto di frazionamento, cioè non sarà consentito ricavare più abitazioni da un fabbricato esistente, norma necessaria ad impedire un ulteriore carico abitativo».

Un alleggerimento dei vincoli che non consentirà, chiarisce l’assessore, ulteriori cementificazioni in un’area a rischio vulcanico e idrogeologico già tartassata e che la legge 21 del 2003 ha contribuito ad ingessare non avendo avuto, nei fatti, applicazione per mancanza del Pso, il piano strategico operativo il cui mancato varo ha portato alfine anche il blocco dei condoni edilizi.

«Anche la questione del Pso è in via di risoluzione – continua Taglialatela – all’interno del Ptcp provinciale in corso di approvazione e che sarà presumibilmente pronto a settembre prossimo: in quel piano è prevista la possibilità, per tutte le diciotto amministrazioni comunali comprese nella zona a rischio, di lavorare insieme con un operativo apporto di risorse umane ed economiche da parte della Regione per l’approvazione dei rispettivi Puc».

In pratica, tra le altre misure che riguarderanno l’intero territorio regionale e che prevedono compensazioni e ristori, tutela ambientale coniugata al recupero strutturale di aree degradate e abbandonate, il disegno di legge Taglialatela porta un po’ di respiro anche nella zona rossa. Quell’area che, nel 2003, stando all’attuale assessore regionale all’Urbanistica, è stata disegnata «in maniera semplicistica».

«Le leggi semplicistiche – continua Taglialatela – sono di due tipi, quelle che vietano tutto o quelle che non vietano nulla, la legge 21 proibiva anche gli adeguamenti e le ristrutturazioni, cosa assurda in una zona a rischio sismico. Tra l’altro in quegli stessi anni fu prevista un’altra demagogica “perla” consistente in incentivi economici per chi voleva lasciare quell’area, ebbene sarebbe interessante controllare quanti, dopo aver intascato il contributo, sono andati via davvero». In attesa del varo in Consiglio Regionale c’è, nella vasta «zona rossa», chi almeno per metà canta vittoria, vale a dire il sindaco di Sant’Anastasia, Carmine Esposito, che ha fatto della modifica della legge 21 vessillo di campagna elettorale e bandiera del programma di governo.

«Finalmente si è fatta un po’ di chiarezza in una materia che da anni non era possibile affrontare – commenta Esposito – anche senza l’aumento di volumetrie, che poteva essere un incentivo per i proprietari di case che andrebbero ristrutturate e messe in sicurezza, le norme modificate dal piano paesaggistico di Taglialatela rappresentano comunque un grande risultato e ci confermano che la battaglia intrapresa ormai dal 2010 era giusta».

Per fortuna prima il Presidente del Parco nazionale del Vesuvio Leone su Repubblica e Legambiente poi hanno avuto il coraggio di alzare la voce.

Piano paesaggistico, il commento di Legambiente: «Un piano inutile» 

"Un provvedimento inutile, dannoso con aspetti di incostituzionalità che spiana la strada a ulteriori abusi, che provocherà il più grande stravolgimento sino ad ora tentato della disciplina paesaggistica un tentativo di indebolire i vincoli ambientali che stravolge di fatto i principi di legalità di sanzione e riparazione. I paesaggi costieri sono un patrimonio che la Regione deve consegnare al futuro, cambiando attenzioni e politiche nei confronti di una risorsa estremamente fragile e a rischio" In una nota Anna Savarese, vicepresidente Legambiente Campania da Pollica dove è in svolgimento Festambiente e Legalità, il nuovo festival di Legambiente si schiera contro il Piano Paesaggistico della Regione Campania.

Si attendono ora altri contributi importanti in tal senso in previsione dell'approvazione definitiva in Consiglio regionale.