Centrali nucleari europee, quanto sono sicure? L'esito degli stress test non è stato soddisfacente, al di là delle solite affermazioni rassicuranti ...

Fonte: Treccani Magazine http://www.treccani.it/magazine
Nicola Nosengo
Non è proprio del tutto rassicurante, il risultato degli “stress test” a cui lo European Nuclear Safety Regulators Group, su incarico della Commissione Europea, ha sottoposto le centrali nucleari funzionanti nell'Unione Europea. Centoquarantacinque reattori in 15 stati membri, di cui parecchi molto vicino a casa nostra (i 58 reattori francesi o quello in Slovenia, per
esempio), più le centrali svizzere, che si sono sottoposte volontariamente al test pur non facendo parte della UE. I test (che prendono il nome da quelli a cui vengono sottoposte le banche per verificare la loro vulnerabilità alle crisi finanziarie) non hanno comportato nessuna simulazione di incidente, ma piuttosto una combinazione di autovalutazione sulla sicurezza fatta dagli stessi operatori delle centrali, una revisione di quella valutazione fatta dai responsabili nazionali di ogni paese, e infine un panel di esperti internazionali che ha verificato la rispondenza delle procedure adottate nella centrali alle linee guida per la sicurezza nucleare indicate dalle autorità di tutto il mondo.
I test si concentravano soprattutto sulla sicurezza e robustezza delle centrali in caso di eventi naturali estremi, come lo tsunami che ha colpito l'impianto di Fukushima in Giappone, e assieme il grado di preparazione del personale nel fare fronte a una eventualità di questo tipo e in generale a eventi non del tutto prevedibili. Anche altri tipi di incidenti, come la caduta di un aereo nei pressi della centrale, sono stati presi in considerazione. 

I risultati, si diceva. I test, come spiega il comunicato ufficiale della Commissione Europea, hanno individuato molte aree in cui gli standard di sicurezza internazionali non sono applicati in modo appropriato, nelle centrali europee. In particolare, per il rischio sismico il 37 per cento degli impianti sul continente (54 reattori su 145) non sono progettati e gestiti tenendo in considerazione il rischio sismico su una finestra temporale di 10.000 anni, ma solo su tempi molto ridotti (una delle lezioni di Fukushima è proprio che eventi ritenuti possibili ma estremamente rari, come un terremoto di magnitudo 9 in quella zona del Giappone, vanno comunque messi in conto quando si progetta e gestisce una centrale nucleare). Mancano inoltre strumenti per misurare l'attività sismica in loco e allertare di possibili forti scosse in arrivo nell'83 per cento delle centrali.
Stessa e identica considerazione per il rischio di alluvioni, dove la percentuale di reattori le cui procedure non sono adeguate raggiunge il 43 per cento.
Altra nota dolente, l'equipaggiamento per affrontare incidenti gravi dovrebbe trovarsi sempre, nelle centrali, in aree protette anche dalla peggiore devastazione, e da cui possa essere facilmente recuperato: nel 56 per cento degli impianti non è così.
Cinque dei reattori analizzati non sarebbero in grado di continuare a funzionare correttamente per oltre un'ora senza interventi degli operatori in caso di un blackout dell'impianto, cosa necessaria per scongiurare il riscaldamento del nocciolo. Tutti i reattori dovrebbero disporre di dispositivi passivi (cioè che funzionano senza intervento umano) per evitare l'esplosione dell'idrogeno in caso di un incidente grave, ma in 40 degli impianti europei questi mancano. E 32 non hanno sistemi per far scendere in sicurezza la pressione del reattore in caso di incidente. Infine, mancano stanze di controllo di backup, pronte a sostituire quella principale in caso diventi inaccessibile a causa di un incidente, in 24 centrali.
La valutazione finale dello European Nuclear Safety Regulators Group è che le centrali europee siano comunque nel complesso sicure, e di certo per nessuna è venuta l'indicazione di una chiusura o sospensione delle attività. “In generale la situazione è soddisfacente, ma c'è molto spazio per miglioramenti” ha dichiarato il Commissario UE per l'energia Günther Oettinger. La Commissione europea ha ora invitato tutti i paesi membri a implementare nelle proprie centrali le linee guida indicate dagli stress test, preparando piani nazionali per la revisione delle procedure di sicurezza entro la fine di quest'anno. Entro l'estate del 2014, se tutto va secondo i piani, i problemi individuati da questi test dovranno essere in buona parte risolti.