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Ambiente ed Ecologia

Inquinamento acustico, minaccia per la salute pubblica: ecco come un sindaco può limitarlo

26 Marzo 2013
Eleonora Santucci

Fonte: greenreport

Il sindaco può ordinare di adottare tutti gli accorgimenti necessari a limitare le emissioni acustiche provenienti dalle sorgenti rumorose presenti all'interno dell'attività produttiva, e può farlo con ordinanza contingibile e urgente basata sugli appositi accertamenti tecnici effettuati dalle competenti Agenzie Regionali che hanno rilevato il fenomeno di inquinamento acustico.

Lo ricorda il Tribunale amministrativo regionale dell'Abruzzo (tar) - con sentenza 18 marzo 2013, n. 162 - in riferimento alla questione dell'attività industriale (frantumazione e lavorazione inerti) presso un impianto a Casoli ricompreso in zona industriale.

Il sindaco del Comune ha imposto gli accorgimenti necessari a limitare le emissioni acustiche provenienti, in quanto l'attività industriale, anche se non ha superato il "valore assoluto di rumore", ha superato il "valore limite differenziale" di livello sonoro  previsto (art. 4 del Dpcm 14 novembre 1997) perché - secondo il Tribunale - i valori limite differenziali, facendo specifico riferimento al rumore percepito dall'essere umano, mirano ancor più specificamente alla salvaguardia della salute pubblica, mentre i limiti assoluti d'immissione hanno la finalità primaria di tutelare dall'inquinamento acustico l'ambiente inteso in senso ampio. 

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Tutta l’acqua che mangiamo. Nel concetto di “acqua virtuale” la chiave per capire lo spreco

26 Marzo 2013

Per ogni chilo di pasta secca prodotta in Italia sono necessari, in media, 1.924 litri d’acqua. Poco minore è l’impronta dell’acqua di una pizza di un peso di 725 grammi circa: 1.216 litri d’acqua.“Il mondo ha sete perché ha fame”, questo è lo slogan che la FAO ha coniato per la Giornata Mondiale dell’Acqua 2013. E’ un legame intimo quello che esiste tra consumo idrico e produzione di cibo.

In Italia c’è un consumo di acqua di 152 metri cubi annui pro capite, che riflette un consumo parziale, riferito solo all’acqua che utilizziamo per usi domestici (bere, cucinare, lavare ecc.). L’acqua che consumiamo in realtà è molta di più. Non riusciamo a percepirla come tale perché è acqua che letteralmente “mangiamo”, contenuta in maniera invisibile nel cibo, ma la maggior parte viene utilizzata dal settore agricolo. Le implicazioni più negative avvengono quando, per esempio, si toglie acqua blu (l’acqua di fiumi e laghi o che proviene dalle falde sotterraneee)  alle popolazioni più povere, in condizioni di scarsità, oppure quando si utilizzano fonti non rinnovabili al di sopra dei livelli di sostenibilità, a favore del mercato globale dei consumatori di cibo.  

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Acqua in bottiglia, le pecche di un vizio tutto italiano

21 Marzo 2013

Business miliardari per le aziende e scarsissimi ritorni per le regioni, enorme impatto ambientale e alti costi per i consumatori

Il dossier "Acqua in Bottiglia - Un'imbarazzante storia all'italiana", presentato da Altraeconomia e Legambiente alla vigilia della giornata mondiale dell'acqua,  rivela «Un giro d'affari pari a 2,25 miliardi di euro che riguarda 168 società per 304 diverse marche commerciali; l'uso di oltre 6 miliardi di bottiglie di plastica prodotte utilizzando 456 mila tonnellate di petrolio, che determinano l'immissione in atmosfera di oltre 1,2 milioni di tonnellate di CO2: c'è un vero e proprio business dentro una bottiglia d'acqua. L'abitudine tutta italiana di preferire l'acqua in bottiglia a quella del rubinetto innesca, infatti, un meccanismo economico che porta immensi guadagni alle aziende imbottigliatrici e un'enorme consumo di risorse per il Paese, oltre ad alti livelli di inquinamento indotto e consumo di risorse».

In occasione della giornata mondiale dell'acqua, «Il problema dei canoni di concessione delle acque minerali e il tema della gestione delle risorse idriche ritornano fortemente attuali - dicono Legambiente ed Altraeconomia -  per ribadire alcuni principi condivisi che andrebbero tenuti in conto per ogni attività relativa alla risorsa: l'acqua è risorsa limitata; l'acqua è un bene comune; chi inquina paga.Tre principi che dovrebbero guidare le Regioni nell'opera di revisione dei canoni di concessione, considerando l'altissimo valore della risorsa idrica, a maggior ragione quella di sorgente e di ottima qualità». 

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Il cartellone pubblicitario che produce acqua potabile dal nulla

20 Marzo 2013

Scritto da Roberta Ragni

Fonte: greenme

Un cartellone che produce acqua. È il primo al mondo e lo hanno inventato gli ingegneri dell'Università di Ingegneria e Tecnologia di Lima, in Perù, con lo scopo di combattere la scarsità d'acqua che affligge il loro Paese, dove le persone sono costrette di solito a utilizzare pozzi spesso inquinati.

Ma come funziona? Il cartellone, che è il primo del suo genere al mondo, prevede l'utilizzo di avanzati sistemi di captazione delle acque e di filtrazione, in grado di convertire l'umidità presente nell'aria in acqua potabile. Dal momento che l'umidità atmosferica media nella zona raggiunge quasi il 98%, ma le precipitazioni sono scarse, il cartellone è in grado di produrre fino a 96 litri di acqua potabile al giorno che vengono conservati in serbatoi di riserva.

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Fertilizzanti di alta qualità dai residui organici degli impianti a biogas

20 Marzo 2013
Nell'Unione europea la bioenergia rappresenta oltre i due terzi del totale delle energie rinnovabili  e il crescente uso di biogas apre la strada a nuovi settori di impiego per  la  biomassa che non ha ancora un ruolo importante.

L'Istituto basco di ricerca e sviluppo agrario (Nekazal ikerketa eta garapenerako Euskal erakundeak -  Neiker-Tecnalia)  e l'impresa basca Ekonek stanno costruendo un impianto pilota di trattamento dei residui organici che ha l'obiettivo di produrre fertilizzanti ad alto valore aggiunto.  L'impianto permetterà di utilizzare efficacemente il materiale organico derivante dagli  impianti di biogas.

Il progetto pilota è finanziato con 1,5 milioni di euro dall'Unione europea all'interno del progetto CIP-Ecoinnovation. Il consorzio che lo sta realizzando è composto da Neiker-Tecnalia, Ekonek Innovation in Product Upgrading, Blue Agro e dall'azienda olandese Colsen. «L'obiettivo del progetto - spiegano a Neiker-Tecnalia  - è quello di sfruttare la materia organica derivante da impianti di biogas dopo il processo di digestione anaerobica, che prevede di sottoporre il materiale a un processo di decomposizione in termini di mancanza di ossigeno. Da questa decomposizione si ottiene il  biogas e la materia derivante dal processo è conosciuta come digestato. Neiker-Tecnalia intende utilizzare il prodotto, considerato in molte occasioni come un rifiuto,  per la sua trasformazione in fertilizzante organico di alta qualità e fino a dieci volte più produttivo  rispetto ai  fertilizzanti tradizionali. Può essere utilizzato in colture di alto valore aggiunto, come campi sportivi,  i coltivi ornamentali e le colture agricole particolarmente sensibili. 

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Riciclo al 50% nel 2020: per l'Ue l'Italia ce la può fare, ma purtroppo sono dati fasulli!

20 Marzo 2013

Sviluppare l'industria del riciclo darebbe 72 miliardi di euro l'anno di risparmi e 400mila posti di lavoro: al momento, però, non sappiamo nemmeno contare

Luca Aterini - Fonte: greenreport

Quanti rifiuti solidi urbani prodotti dai paesi europei saranno riciclati nel 2020 se le tendenze oggi in atto saranno sostenute nel prossimo futuro? È questo il quesito di partenza dal quale muove l'Agenzia europea dell'ambiente (Eea) nel suo studio Managing municipal solid waste, presentato ieri a Bruxelles. All'Italia (insieme ad altri 5 Paesi: Irlanda, Lussemburgo, Slovenia, Svezia e Regno Unito), si legge nel rapporto, basterà «mantenere il tasso di incremento del riciclaggio registrato nel periodo 2001-2010» per raggiungere entro il 2020 l'obiettivo europeo del 50% di riciclaggio dei rifiuti solidi urbani - che, ricordiamolo, hanno una dimensioni pari a 1/4 dei rifiuti speciali. Un successo, dunque? Non esattamente. Anzi, siamo ai limiti della prestidigitazione (anche se magari non c'è il dolo). 

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Dalla Rivoluzione verde agli Ogm: molte promesse e altrettanti problemi

20 Marzo 2013

di Maurizio Pallante e Andrea Bertaglio - 19/03/2013

Fonte: Movimento per la Decrescita Felice

Una volta si parlava di fertilizzanti chimici, oggi di Ogm. L’approccio però è più o meno lo stesso: ideologico, più che scientifico. E rigorosamente basato sul profitto, più che sul benessere delle persone. Con la “rivoluzione verde”, gli Stati Uniti cercarono di contrastare l’influenza esercitata dall’Unione Sovietica sui movimenti di liberazione del terzo mondo. Oltre l’aspetto simbolico della contrapposizione alla “rivoluzione rossa”, questo slogan indicava infatti una politica volta a incrementare le rese della produzione agricola nei paesi del sud del mondo mediante l’impiego di fertilizzanti chimici.

L’idea era interessante: sconfiggendo in questo modo la fame, si sarebbe anche sconfitta la tentazione di scelte rivoluzionarie. Del resto la fissazione dell’azoto permetteva, per la prima volta nella storia dell’umanità, di avere grandi quantità di concimi a basso costo, aprendo la prospettiva di entrare nell’era dell’abbondanza. I risultati non tardarono a venire: le rese del frumento passarono da 0,9 tonnellate per ettaro con le varietà tradizionali, a 4-4,5 nel 1954 e, addirittura, a 6 nel 1964; quelle del riso da 16 a 27 quintali per ettaro dal quinquennio ’61-’65 a quello ’88-’92. Secondo le statistiche della Fao, nel 1998 in Asia l’84% del frumento e il 74% del riso erano coltivati con tali varietà. Eppure, nonostante questa crescita straordinaria dei rendimenti agricoli, la fame nel mondo non è stata sconfitta, anzi il numero delle persone che ne muoiono o sono sottonutrite è aumentato. Come mai?

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Api: nessun divieto per i pesticidi killer

18 Marzo 2013

Nessun divieto per i pesticidi killer delle api. L'Unione europea ha respinto il provvedimento: i neonicotinoidi che uccidono le api non sono stati banditi. Al termine di due giornate di discussioni Bruxelles ha annunciato che sulla proposta non c'è stata né una maggioranza a favore né una contraria.

di Redazione il cambiamento - 18 Marzo 2013


I neonicotinoidi che uccidono le api non sono stati banditi dall'Unione europea
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Laura Boldrini ambientalista SEL nuovo presidente della Camera

17 Marzo 2013

Laura Boldrini, ambientalista dei SEL, Sinistra Ecologia eLibertà è stata eletta nuovo Presidente della Camera dei deputati al termine di una sofferta tornata elettrorale iniziata nella mattinata di ieri.

Queste le prime parole di Laura Boldrini nel suo discorso di insediamento:

Arrivo a questo incarico dopo aver difeso in Italia e in altre parti del mondi i diritti degli ultimi. Farò in modo che sia questo illuogo per difendere i diritti chi ne ha più bisogno. Dovremo ingaggiare una battaglia vera contro la poverà e non contro i poveri. La resposnabilità di questa istituzione si misura anche nalla capacità di doverli rappresentare uno a uno.

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La Corte Costituzionale blocca la Strategia Energetica Nazionale di Passera

16 Marzo 2013

Il Sole 24Ore riporta il commento alla sentenza n.39/2013 della Corte Costituzionale su ricorso delle Regioni Toscana, Puglia e Veneto  “Lo Stato non può dribblare l’intesa con le Regioni – scrive il Sole24 Ore -  nelle materie di competenza concorrente, nemmeno quando l’urgenza sia motivata da «gravi esigenze di tutela della sicurezza, della salute, dell’ambiente o dei beni culturali», oppure dallo scopo di «per evitare un grave danno all’Erario». La Corte costituzionale, nella sentenza 39/2013 diffusa ieri (presidente Gallo, relatore Silvestri), ha accolto le obiezioni avanzate da Veneto, Puglia e Toscana al «semplifica-Italia» del Governo Monti (Dl 5/2012), e ha dichiarato l’illegittimità costituzionale della norma (articolo 61, comma 3) che prevedeva la possibilità di evitare l’intesa con le Regioni nei casi in cui l’accordo non fosse arrivato nei tempi previsti. In pratica, quando scattavano le «gravi esigenze» appena citate si prevedeva la possibilità per lo Stato di agire in via unilaterale, nei casi in cui l’accordo con le Regioni non fosse spuntato nemmeno dopo 60 giorni la scadenza dei termini previsti. Esclusi da questo meccanismo sarebbero state solo le materie di «competenza esclusiva» regionale e i territori a Statuto autonomo, il cui pacchetto di competenze è definito da leggi costituzionali.

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