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Sicurezza Alimentare

Ogm, schiaffo alla Monsanto: l'Italia chiede all'Ue la sospensione della coltivazione del mais Mon810

04 Aprile 2013

Critiche anche le reazioni sui test effettuati sui roditori per 90 giorni

 

L'Italia ha avanzato alla Commissione europea la richiesta di sospendere le autorizzazioni alla messa in coltura di sementi di mais Ogm Mon810 nel nostro Paese e nell'Ue, affinché la stessa Commissione effettui una nuova valutazione completa su questo tipo di mais modificato alla luce delle ultime linee guida, e definisca adeguate misure di gestione che dovrebbero essere rese obbligatorie per tutti gli utilizzatori di tali Ogm.

«Il ministero della Salute ha dato seguito alla nostra richiesta e al dossier predisposto dal Consiglio per la ricerca e la sperimentazione in agricoltura (Cra), chiedendo alla Commissione europea la sospensione d'urgenza dell'autorizzazione alla messa in coltura di sementi di mais Mon810 in Italia e nel resto dell'Unione europea- ha informato il ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Mario Catania- Quando parliamo della possibilità di coltivare Ogm in Italia, dobbiamo tenere ben presente che l'opinione pubblica, i consumatori e le stesse rappresentanze degli agricoltori hanno espresso una posizione negativa sulla questione. Abbiamo il dovere di essere particolarmente rigorosi, a tutela dei consumatori e degli agricoltori italiani. Prendo anche atto- ha continuato il ministro- con grande soddisfazione del mutato atteggiamento del ministro dell'Ambiente, Corrado Clini, sugli organismi geneticamente modificati. Questo ci consentirà di proseguire con maggiore forza nella direzione che era stata già intrapresa, collaborando con tutte le istituzioni e le rappresentanze politiche e sociali, allo scopo di salvaguardare l'identità e la ricchezza che sono alla base del successo dell'agroalimentare italiano». 

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La sostenibilità dipende anche dal modo in cui il cibo viene prodotto e consumato

26 Marzo 2013
Alessandro Farulli

Fonte: greenreport

Non è più tempo di Rivoluzioni Verdi. Né di soluzioni palingenetiche. La terza via per un mondo più sostenibile passa attraverso un passo indietro rispetto alla globalizzazione. Specialmente quando si parla di produzioni, in particolare quelle alimentari. Ne pagherà probabilmente dazio il commercio cosiddetto "equo e sostenibile" perché ha una filiera che, alla luce delle nuove convinzioni sull'impatto ambientale, è troppo lunga.

Gli scandali alimentari, buon ultimo quello della carne di cavallo, da sempre riaprono la discussione sulla necessità di una filiera più controllata: cosa possibile - o, almeno, più possibile - solo con un "viaggio" dei cibi geograficamente ridotto. Non solo, meno viaggiano le merci e gli alimenti, meno impatto c'è sottoforma di spreco di energia e smog derivante dai mezzi usati per il passaggio dal produttore, al grossista, al supermercato fino al consumatore.

Ma da qualche tempo la filiera corta è diventato un punto di riferimento anche in ragione dell'aumento della popolazione e della conseguente necessità di sfamarla. Tant'è che persino  il direttore generale della Fao, José Graziano da Silva, in un incontro con i professori e gli studenti dell'università degli Studi di Scienze gastronomiche di Pollenzo ha detto che «la produzione su piccola scala, i circuiti locali di produzione e di consumo e il recupero di colture tradizionali sono tutti fattori che giocano un ruolo importante nella lotta alla fame». 

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Gli alimenti che influenzano positivamente la nostra flora intestinale

23 Marzo 2013

Come aiutare i batteri buoni riducendo il picco glicemico. Promossi cereali non raffinati, verdura e caffè
Che influenza ha la nostra dieta sulla microflora (o meglio, secondo la denominazione più attuale, il "microbiota") intestinale?

Se lo chiedono molti ricercatori perché preservare il corretto equilibrio del microbiota intestinale, costituito da numerosissime specie batteriche, si sta rivelando sempre più importante non solo per la prevenzione delle infezioni gastro-intestinali, ma per il buon funzionamento del sistema immunitario e il possibile ruolo protettivo nei confronti di obesità, diabete di tipo 2, malattie infiammatorie intestinali, tumori del colon. 

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Bibite gassate: 10 motivi per smettere di berle

20 Marzo 2013

Scritto da Marta Albè

Fonte: greenme

Le bibite gassate non solo non rappresentano una bevanda indispensabile per la nostra salute, ma anche un vero e proprio non-alimento, responsabile della diffusione di patologie come obesità, carie e diabete. 

Bere bibite gassate e zuccherate non soltanto comporta implicazioni negative per il nostro organismo e per l'ambiente, a causa dell'inquinamento e dello spreco di preziose risorse idriche, ma anche implicazioni sociali legate allo sfruttamento dei lavoratori. Smettere di bere bibite gassate significa anche boicottare le multinazionali produttrici delle stesse.  

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Carne, e non sai cosa mangi

11 Marzo 2013

Emissioni, disboscamento, sofferenza di milioni di animali nonché rischi per la salute umana. Con il collasso del sistema alle porte, come possiamo fermare tutti i problemi derivanti dall’eccessivo consumo di carne? Semplice, mangiandone molto meno o diventando vegetariani o vegani.

di Paolo Ermani - 11 Marzo 2013


Dalla mucca pazza al caso della carne di cavallo. La carne è spesso protagonista di scandali alimentari
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Cibi acidificanti e cibi alcalinizzanti: il segreto per riequilibrare il pH dell'organismo

06 Marzo 2013

Fonte: greenme

Cibi acidificanti e cibi alcalinizzanti. Quali alimenti scegliere al fine di riequilibrare il pH del nostro organismo? Andando alla ricerca di informazioni riguardanti l'alimentazione naturale può accadere di incontrare un particolare regime alimentare, denominato "dieta alcalinizzante" o "dieta alcalina". 

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Carne di cavallo: tutti i prodotti ritirati in Europa

26 Febbraio 2013

Pubblicato il 26 feb 2013 da Davide Mazzocco

Fonte: ecoblog

Dall’Inghilterra all’Europa intera, la frode alimentare della carne di cavallo ha ormai raggiunto una dimensione continentale. Il sito eFoodAlert che si occupa in maniera specifica di sicurezza alimentare ha pubblicato la lista (aggiornata allo scorso 22 febbraio) degli alimenti ritirati in Italia, Belgio, Repubblica Ceca, Finlandia, Francia, Irlanda, Olanda, Svezia e, naturalmente, Regno Unito. Nella lista che segue non sono segnalate le polpette Ikea ritirate negli ultimi giorni dai punti vendita di 24 paesi:  Polonia, Austria, Ungheria, Repubblica Dominicana, Gran Bretagna, Portogallo, Finlandia, Germania, Italia, Danimarca, Olanda, Belgio, Romania, Slovacchia, Repubblica Ceca, Svezia, Thailandia, Spagna, Bulgaria, Grecia, Hong Kong, Francia, Cipro e Irlanda. 

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Gli OGM avanzano in Europa. L'Italia può ancora scegliere?

26 Febbraio 2013

La partita sull'ingresso degli organismi geneticamente modificati in Europa si sta giocando nei tribunali, più che nelle sedi democratiche, con un'accelerazione che interessa anche paesi da sempre contrari al transgenico come l'Italia. Ma esistono ancora spazi di mobilitazione contro gli OGM.

di Angela Lamboglia - 26 Febbraio 2013


La partita sull'ingresso degli organismi geneticamente modificati in Europa si sta giocando nei tribunali (Foto di Jean-Marc Desfilhes)
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Carnivori contro vegetariani: tra sprechi e scandali alimentari il cibo da ripensare

21 Febbraio 2013

Ettore Capri: «Se l’alimentazione è equilibrata, anche l’ambiente ne trae giovamento»

Luca Aterini

L’uomo è ciò che mangia, asseriva Ludwig Feuerbach ne il suo Il mistero del sacrificio o l'uomo è ciò che mangia. Dall’800 ad oggi, questo quotato aforisma è rimbalzato dai testi di filosofia a quelli di cucina, senza perdere il suo tono di esagerazione. Ma se effettivamente ci domandassimo adesso, da cittadini occidentali, che cosa mangiamo, in quanti sapremmo davvero rispondere? ParafrasandoFeuerbach dovremmo probabilmente ribattere - una volta di più - che non sappiamo chi siamo. Horsegate è solo l’ultimo degli scandali alimentari a montare nelle cronache quotidiane: nonostante la crescita dei prodotti biologici, o del mercato a chilometro zero, nonostante il moltiplicarsi vertiginoso di diete salutiste quanto maldestre, finiamo comunque per addentare dei tortellini comprati nel negozio dietro casa e, ops! Scopriamo che invece che della carne di manzo stiamo masticando un pezzo di cavallo. Niente di grave, si dirà, ma il ripieno del tortellino avrebbe potuto contenere ben altro e, in ogni caso, si tratta di frode alimentare.

Per quanto ci sforziamo di spostare il centro della nostra economia (e della nostra vita) nell’indefinito mondo virtuale piuttosto che nel reale, il cibo e il bisogno di mangiare ci ricorderanno sempre quanto siamo legati alla Terra. La stessa industria agroalimentare, però, aumenta progressivamente la propria pressione sulle risorse naturali dalle quali dipende la nostra vita: tra espansione demografica, obesità inedia, sprechi indecenti e diete da riscrivere, come ci muoviamo all’interno di un terreno prezioso quanto sdrucciolevole? Greenreport.it ha chiesto una mano ad Ettore Capri, ordinario di Valutazione del rischio negli alimenti e Agrofarmaci e Ecotossicologia all’università Cattolica del Sacro Cuore, fresco autore di uno studio sul water footprint degli alimenti presentato a WiGreen, forum interattivo della sostenibilità ambientale.

 

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Urge dimezzare il consumo di carne: Unep invita a diventare "demitarian"

20 Febbraio 2013
Creato Lunedì, 18 Febbraio 2013 16:03
Scritto da Roberta Ragni

 

Lo scandalo della carne di cavallo, passato ormai agli onori delle cronache come "horse gate", mostra chiaramente il lato oscuro della produzione e del commercio della carne, con gli allevamenti intensivi che stanno distruggendo il mondo naturale. Lo dice uno studio delle Nazioni Unite, dal titolo "Our Nutrient World", in cui gli esperti sollecitano le popolazioni del mondo ricco a diventare "demitarian", ovvero a intraprendere un regime alimentare in cui si dimezza la quantità di carne attualmente consumata, al fine di evitare gravi danni ambientali (e non solo).

"C'è un rischio legato alla catena alimentare. Per questo è un buon momento per parlarne alla gente", ha spiegato il professor Mark Sutton, che ha coniato la parola "demitarian" ed è autore dello studio pubblicato oggi dall'United Nations Environment Programme (UNEP) contro gli allevamenti intensivi, che hanno deviato grandi quantità di grano destinato al consumo umano, richiedono un uso intensivo di fertilizzanti, pesticidi ed erbicidi e, secondo il rapporto Unep, "hanno causato inquinamento delle acque e atmosferico, danneggiando la salute umana".

La risposta a questo meccanismo perverso? Più verdure e meno proteine animali nei piatti, dice Sutton, invitando a ridurre il consumo di carne: "le dimensioni della porzioni sono la chiave. Spesso sono troppo grandi, più di quanto si vuole mangiare. Bisogna iniziare a pensare a un cambiamento culturale, guidato da un pensiero che dica 'mi piace il sapore, ma non ho bisogno di una quantità così enorme'". Sarà l'inizio anche di un'alimentazione più sana. 

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