di Marina Perotta - Fonte: ecoblog
Qualche giorno fa Greenpeace ha pubblicato assieme a un dossier Toxic Threads The Big Fashion Stitch-Up la lista dei nomi delle 20 aziende di abbigliamento che inquinano di più. Zara ha inviato una risposta a quanti ne hanno fatta richiesta (la trovate dopo il salto); a me è stata girata da Greenpeace con la richiesta che se fosse necessario potrei chiederne conferma a Zara.
Necessaria premessa: Ecoblog aveva anticipato l’immenso impatto inquinante dell’industria (pesante) tessile sulle acque e il suolo in Cina pubblicando lo scorso aprile il rapporto degli attivisti cinesi dell’IPE che denunciavano l’inquinamento delle acque a causa dell’elevata e incontrollata produzione tessile di 6000 fabbriche cinesi per i grandi marchi della moda occidentale, ovvero dell’outsourcing. I marchi coinvolti sono i medesimi poiché sono quelli che si riforniscono per lo più in paesi terzi per la produzione. Zara in quell’occasione come riferì l’IPE, si rifiutò di rispondere assieme a tanti altri.









