
[di Caterina Amicucci]
In un articolo di qualche giorno fa, il Corriere della Sera ha finalmente rotto il silenzio nostrano su una notizia ormai nota da tempo, come si desume dal titolo proposto dal giornale di Via Solferino:”Due anni di acqua pubblica a Parigi: risparmiati 70 milioni e bollette più basse”.
Nel 2010 il comune di Parigi non ha rinnovato la concessione a Veolia e Suez e ha creato un ente di diritto pubblico, Eau de Paris, ripublicizzando interamente la gestione del servizio idrico. Il primo importante passo in questo senso compiuto da una capitale europea, cui hanno fatto seguito provvedimenti simili in altre città della Francia, il referendum italiano e le consultazioni popolari di Berlino e Madrid.
Ma in Italia che cosa succede veramente? I governi che si sono alternati nell’ultimo anno e mezzo hanno profuso impegno nell’affossare il risultato referendario e tra un panettone e un torrone, il 28 dicembre, l’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas ha approvato il nuovo merito tariffario transitorio. Con esso ha riproposto il profitto garantito ai gestori e varato regole addirittura peggiorative rispetto alla situazione pre-referendaria.
Apparentemente una disfatta per i movimenti dell’acqua, ma guardando con più attenzione a quanto sta accadendo anche nel nostro paese la situazione appare un po’ diversa. A partire dal 14 giugno 2011, l’intero estabilishment politico-economico è entrato in fibrillazione per trovare il modo di reintrodurre quanto abolito del referendum.