
di Livio Cadè - 27/09/2021
Fonte: EreticaMente
“Pochi sanno esser vecchi”
(La Rochefoucauld)
Nel Sutta Nipata, uno dei più antichi canoni buddhisti, troviamo un’interessante prescrizione morale. Ci vien detto che il primo requisito di un linguaggio irreprensibile è l’esser conveniente. Per conveniente si intende «che non cagioni tormento a sé stessi e non rechi offesa ad altri». Questa qualità del linguaggio deve precedere la sua conformità al vero. Occorre cioè, nel parlare, essere compassionevoli prima che sinceri.
Il nostro linguaggio sembra possedere in tal senso caratteri morali assai evoluti. Noi ci asteniamo infatti dal chiamare le cose col loro nome, per non creare turbamento o mancare di rispetto alla dignità altrui. Con grande delicatezza, un vecchio lo chiamiamo anziano, uno storpio diversamente abile, le mortali metastasi di un cancro le chiamiamo localizzazioni, un probabile avvelenamento di massa diventa campagna vaccinale ecc. Tutto ciò secondo la regola di un parlare conveniente.

















